Tesori di Roma: foto di Roma gratis

IL COLOSSEO

GIORGIO BYRON

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Del firmamento e s'alza al bianco giogo

Di quel monte la Luna. Oh, com'è bello

Quanto vegg'io! Produr colla natura

Amo il mio conversar, perché l'aspetto

Dell'uomo è più straniero alla mia vista

Che il volto oscuro della notte. Appreso

Nella muta beltà della stellata

Ombra, di cui si veste, ho l'idioma

D'un altro mondo... Allor che ne' miei freschi

Anni pellegrinava, in una notte

Simile a questa, mi trovai nel circo

Del Colosseo, mirabile reliquia

Del romano poter. Le folte piante,

Lungo quei minati archi cresciute,

Piegavano, ondulando i foschi rami

Sul cupo azzurro della notte, e gli astri

Splendevano ad or ad or per li ampi fori

Di quei ruderi illustri. Udia dal monco

Lato del Tebro l'abbaiar dei cani;

Ed a me più vicino il prolungato

Gemito delle strigi abitatrici

Del cesareo Palagio; ed un leggiero

Venticel mi recava ad intervalli

La uniforme canzon delle lontane

Scolte. Qualche funereo cipresso

Traverso le ruine, opera di molti

Secoli s'elevava, ed i confini

Parca segnar dell'orizzonte, e forse

Era da me discosto un trar di pietra

Ove la reggia imperiai sorgea,

Or vagola l'augel dal mesto grido.

E fra gli alberi, in cima alle scrollate

Mura sorgenti e coll'ime radici

Contorti, avviticchiati al sacro lare

Dei Cesari, la vile edera usurpa

Il seggio dell'allòr; pure il cruento

Circo dei gladiatori, maestosa

Ruina, a tutte di grandezza impari

Sta visibile ancor, mentre le auguste

Sedi, riverse e nel terren confitte,

Sono ignote macerie. E tu, vagante

Luna, inviavi il tuo pallido raggio

Sulle moli abbattute! amabll luce

Che gli austeri colori e la durezza

Ne tempravi, addolcivi, empiendo il vuoto

Che i secoli v'aprirò, e col diffuso

Virgineo candor non ne scemavi

La beltà pur d'un'ombra, e, meglio, quanto

Bello non era v'abbellivi. Un sacro

Raccoglimento mi facea signore

Di me, della mia mente, e ai grandi antichi,

Adorando, io pensava; a quei potenti

Che, sebben polve ed ossa, ancor deposto

Non han lo scettro, e dal sepolcro ancora

Imperano allo spirto. Era una notte

Similissima a questa, e strano è certo

Che riviver mi debba in tal momento.

Però, ben lo provai, quando il pensiero

Di raccórsi ha più d'uopo, in tempi andati

Si divaga e si perde.

Dal Manfredo, trad. di Andrea Maffei.