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RIONE - SANT'ANGELO

Mappa del Rione Sant'Angelo
Mappa del Rione Sant'Angelo

1. Confinando col Tevere. Si stende da un Cantone all'altro del Ghetto (1-2): lasciando il Ponte Quattro Capi, che è compreso nel Rione di Ripa.

2. Con Ripa. Volge a sinistra, e passa innanzi al Portone del Ghetto della fiumara; donde volta subito a destra; e prosiegue per tutta la Via Savelli: lasciando a destra la Via di S. Niccola in Carcere.

3. Con Campitelli. Volta (3) a sinistra, e passa nel dritto limite dalla Piazza Montanara; entra nella Via del Teatro di Marcelle, dett'ancora dei Sugherari; e passa in mezzo alla Piazzetta della Catena. Piega a destra per il Vicolo di S. Angelo; passa dietro a questa Chiesa; e volta subito nuovamente a destra per la Via della Tribuna di S. Maria in Campitelli (4). Passa nel dritto limite dalla Piazza di Campitelli: siegue per la Via dei Delfini; e passa nel dritto limite dalla Piazza Margana. Giunto al Bivio della Via Margana, entra per quella parte di essa Via, che s'incontra sulla sinistra; e giunge al Capocroce nella Via d'Araceli, dove voltando a sinistra per questa Via, perviene al Capocroce seguente: lasciando il resto della Via medesima.

4. Con la Pigna. Volge nuovamente a sinistra per la Via delle Botteghe oscure (5); passa innanzi alla Chiesa di S. Stanislao; e giunge direttamente sino al fine della Via dell'Olmo; lasciando la Piazza di S. Elena.

5. Con S. Eustachio. Indi volge a sinistra per tutta la Via di S. Elena (6), e poi a destra per la Via de' Falegnami. Rivolta subito a sinistra per la Via di S. Maria in Publicolis, finché penetra nella Via del Pianto: lasciando la parte di questa Via, che trovasi a destra.

6. Con la Regola. Volta nuovamente a sinistra per la detta Via del Pianto (7); e giunge ad includere la Piazza Giudea. Volta a destra per la Via in Cacaberis, e per il Vicolo dei Cenci, finché arriva avanti all'altro Portone del Ghetto della Fiumara. Quì volta nuovamente a destra nella Via di S. Bartolomeo, e poi subito a sinistra verso la Riva del Fiume, ponendo fine all'intiero suo giro sul Cantone del Ghetto.

Stemma del Rione Sant'Angelo
Stemma del Rione Sant'Angelo

Il Rione di S. Angelo include una parte di due antiche Regioni, che sono della Via Lata, e del Circo Massimo; e riceve il suo nome dalla Chiesa di S. Angelo in Pescheria, situata sui limiti dello stesso Rione verso Levante, e già indicata nella descrizione.

Questo Rione è il più piccolo di tutti, non avendo che 698 canne di giro, cioè poco più di un miglio. È situato fra il Tevere ed i Rioni di Pigna, di S. Eustachio, della Regola, di Ripa e di Campitelli. Contiene il piccolo Monte Savelli, ed occupa in parte le antiche Regioni della Via Lata e del Circo Flaminio. Ha preso il suo nome dalla Chiesa di S. Angiolo in Pescheria,che è la priucipale del Rione.

Il TEATRO DI MARCELLO, che è l'edifizio di questo rione, che i curiosi cercano più di vedere, è situato fra il Ponte Quattro capi e la piazza Montanara. Fu da Augusto fabbricato per eternare la memoria di Marcello, suo nipote. Il diametro di questo Teatro era di 538 palmi, e poteva contenere trenta mila spettatori. La parte attualmente esistente consiste in due ordini di archi decorati, che formano i portici attorno agli scalini. Gli archi più bassi hanno le colonne Doriche, e quelli in alto le colonne Joniche, poco meno della metà della grossezza loro nel muro inserite. Questi ordini sono di elegante e graziosa proporzione; i capitelli Jonici hanno un piacevole giro, e sono di un bel profilo i cornicioni. Questo è un bellissimo avanzo dell'antica architettura Romana, che i moderni hanno preso per modello degli ordini Dorico e Jonico, e di cui se ne sono serviti per determinare la proporzione di due ordini, l'uno sopra l'altro collocati. Credesi che in vicinanza di questo luogo Numa avesse fatto anticamente fabbricare il Tempio di Giano.

Il Palazzo Orsini, che prima ai Principi Savelli apparteneva, è stato eretto sulle rovine e nel recinto del Teatro di Marcello. Vedevansi nel cortile due gran sepolcri di marmo ornati di bassirilievi. Sulla facciata ve n' era uno rappresentante alcuni Gladiatori che contro le fiere combattono. Il bassorilievo, esistente già sulla porta della sala, con la figura di Marco Aurelio, fu dall'arco trionfale di questo Imperatore levato: monumenti poi trasportati al palazzo Bolognetti, ora del Duca Torlonia a piazza di Venezia.

Girando questo palazzo, o il Teatro di Marcello, si arriva alla Chiesa Collegiata e Parrocchiale di S. ANGIOLO IN PESCHERIA, verso la metà dell'VIII secolo fabbricata, e nel 1700 dal cardinale Carlo Barberini abbellita. Il portico, di cui ivi se ne vedono gli avanzi, da Settimio Severo ristaurato, e che occupa una parte della Pescheria, era, per quanto si crede, il portico di Ottavia, chiamato di poi il Portico di Severo. Questo è un quadro lungo, che ha tutte quattro le sue facciate parallele, e nell'istessa guisa decorate. Ciascuna delle due principali ornate sono da quattro colonne e da due pilastri di ordine Corintio, terminati da un cornicione regolare e da un timpano col suo frontone; il tutto di una bellissima proporzione ed eccellentemente eseguito.

Dirimpetto a questo portico veggonsi, nel cortile di una casa, tre colonne antiche, le quali appartenevano al Tempio di Giunone; e non lungi era il Tempio di Bellona, presso cui eravi la colonna bellica dalla sommità della quale si scoccava una freccia, allorchè volevasi la guerra dichiarare.

Dal mercato del pesce, o dalla Pescheria si passa a S. Ambrogio della Massima, antica Chiesa di Monache Benedettine, chiamata prima S. Maria in Ambrosio, e fabbricata nel luogo dov' era la casa paterna di S. Ambrosio, Arcivescovo di Milano. Nel 1606 fu rifabbricata a spese del Cardinale Luigi Torres e di Beatrice sua Sorella, che vi prese l'abito Religioso. Sull'altar maggiore osservasi un quadro del Santo titolare, di Ciro Ferri; nel secondo altare a destra, la deposizione dalla Croce, del Romanelli; nel primo a sinistra, un bel S. Stefano di Pietro da Cortona; e nella cappella della Madonna alcune pitture del Cavalier d'Arpino.

Al Settentrione di questo Monastero è la Piazza Serlupi, vicino alla Chiesa di S. CATERINA DE' FUNARI, con un Conservatorio di fanciulle, sotto la direzione di Monache Agostiniane. Ella fu rifabbricala nel 1544 dal Cardinal Cesi, sul disegno di Giacomo della Porta, con una facciata adorna di pilastri. Vi si osservano molte pitture di Federico Zuccheri, ed una S. Margherita, copiata dall'originale di Annibale Caracci, e da lui medesimo ritoccata. Questa Chiesa si trovava prima nel mezzo del Circo Flaminio, che dava il nome suo alla Regione.

Dietro S. Caterina, nella strada delle Botteghe oscure, è la picco Chiesa di S. Stanislao de' Pollacchi, chiamata prima S. Salvatore in Pensili, e lateralmente, il vasto PALAZZO MATTEI, da Carlo Maderno nel recinto del Circo Flaminio fabbricato. La sua decorazione consiste solamente in finestre; ma l'architettura e le parti ancora sono pure. È degno di osservazione per la quantità delle statue, de' bassirilievi, delle iscrizioni e delle buone pitture. Nel cortile, un bassorilievo antico di buono stile, con un toro condotto al sacrifizio; due graziosi bassirilievi piccoli, rappresentanti de' Baccanali; un altro con un sacrifizio Egiziano; una festa d'Iside; un Imperatore, nuovamente eletto, da' soldati al Tempio di Giove Capitolino portato; Achille che piange la morte di Patroclo; una caccia dell'lmperator Comodo contro leoni ed orsi; alcune statue di Giove, di Pallade e dell'Abbondanza. Sulla scala vi sono quattro sedie antiche, una delle quali è di basalte e tre di marmo Pario. Nella loggia, al primo piano sul cortile; vedesi un gran basorilievo bello, rappresentante un Console che fa punire un colpevole; un altro con una piccola Baccante, ben panneggiata e ben composta, in atto di andare al sacrifizio; le quattro stagioni; un prigioniero che si sacrifica; il sacrifizio di una capra a Priapo, sopra una piccola urna; la tavola Eliaca; la caccia di Meleagro; il ratto di Proserpina; le tre Grazie, Peleo con Teti, che communemente si prende per l'adulterio di Marte; il sacrifizio di Esculapio; alcuni Baccanali; quattro colonne, due delle quali hanno dei canestri a guisa di capitelli; due statue Greche, una di Apollo, e l'altra di una Musa; i busti di Adriano, di Antonino Pio, di Marco Aurelio, di Lucio Vero, di Comodo, di Severo, di Ercole e quello di Alessandro Magno sopra la porta collocato.

Fra i busti che sono negli appartamenti si distingue quello di Treboniano Gallo, ed il famoso busto di Cicerone, in cui è anticamente scritto il suo nome; e fra le pitture si osservano un'Assunzione, di Raffaello; G. C. preso nell'orto, del Caravaggio; una Natività, del Bassano; un S. Pietro, di Guido; un Bassano ben composto, rappresentante molte persone a tavola; alcune pitture a fresco dell'Albano, del Lanfranco, del Domenichino, e di altri scolari del Caracci.

L'isola formata da questo gran Palazzo, contiene cinque fabbriche distinte, la principale delle quali è quella che abbiamo descritto. La seconda, fabbricata nel 1564 col disegno dell'Ammannato, è verso S. Lucia; la terza eretta dal Breccioli corrisponde sulla piazza dell'Olmo; la quarta, dal Vignola architettata, è sulla piazza Paganica, dove vedesi la piccola Chiesa de' SS. Sebastiano e Valentino, ornata di un quadro di S. Sebastiano, del Cavalier di Arpino; e la quinta è situata sulla piazza Mattei, decorata dalla bella fontana delle Tartarughe, che i Magistrati di Roma fecero erigere col disegno di Giacomo della Porta, e dove si ammirano quattro statue di bronzo, del celebre Taddeo Landini, Fiorentino.

All'Occidente di questa piazza è il palazzo Costaguti, prima Patrizi, dal Cavalier Lombardi di Arezzo architettato. Vi si osserva una celebre pittura del Domenichino, rappresentante la Verità dal Tempo scoperta; e molte altre eccellenti pitture a fresco dell'Albano, del Guercino, del Cavalier di Arpino, del Lanfranco e del Romanelli. Dietro di questo trovasi il palazzo Boccapaduli, rimarchevole per molti bei quadri, che vi furono, soprattutto per i sette Sacramenti, del Pussino, che erano in eguaglianza con le pitture più belle di Roma, ora passati in Inghilterra.

La piazza Giudia, che nel mezzo giorno di questo palazzo si trova, con una fontana passabilmente bella, è davanti il Ghetto, lungo il Tevere situato fra S. Tommaso a' Cenci ed il Ponte Quattro Capi. Questo è un recinto, dove Paolo IV obbligò a ritirarsi gli Ebrei, per separarli dai Cristiani, assogettandoli ancora a portare al cappello loro un segno, che da qualunque altro li distinguesse, dal quale ora sono stati dispensati.

Stefano Piale - La città di Roma - 1826 - fonte Avirel

Nome Monumento

Indirizzo

Tipo

Periodo

Albergo della Catena

Palazzo

Casa di Lorenzo Manilio

Palazzo

Chiesa di San Stanislao dei Polacchi

via delle botteghe oscure

Chiesa

Chiesa di Sant'Ambrogio della Massima

via s. ambrogio, 3

Chiesa

Chiesa di Sant'Andrea dei Pescivendoli

Edificio Religioso

Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria

via tribuna di campitelli, 6

Chiesa

Rinascimentale

Chiesa di Santa Caterina dei Funari

via dei funari

Chiesa

Rinascimentale

Fontana delle Tartarughe

piazza mattei

Fontana

Palazzo Boccapaduli

piazza Costaguti, 10

Palazzo

Palazzo Caetani

via delle botteghe oscure, 32

Palazzo

Palazzo Costaguti Patrizi

piazza Mattei, 10

Palazzo

Palazzo Delfini

via dei Delfini, 16

Palazzo

Palazzo Mattei di Giove

via Michelangelo Caetani, 32

Palazzo

Palazzo Mattei Paganica

via Paganica, 3

Palazzo

Palazzo Santacroce ai Falegnami

via in Publicolis, 43

Palazzo

Piazza di Pescheria

Piazza Giudia

Portico d'Ottavia

Monumento

Romano

Teatro di Marcello

Monumento

Romano

Tor Margana

Via Sant'Angelo in Pescheria