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RIONE - RIPA

Mappa del Rione Ripa
Mappa del Rione Ripa

1. In Mezzo al Tevere. Include tutto il Ponte di S. Bartolomeo, tutta l'Isola dello stesso nome (1), e tutto il Ponte Quattro Capi.

2. Indi per la Riva contigua (2) si stende lungamente avanti al fabbricato sino al Parapetto sulla Via della Marmorata (3); e continua per altro lungo tratto innanzi ai Recinti delle Vigne sulla stessa Riva 3 finché perviene alle Mura della Città (4), dove volge a sinistra.

3. Per le Mura. Prosiegue sino a Porta S. Paolo, e giunge a Porta S. Sebastiano inclusivamente, dove volta a sinistra.

4. Con Campitelli. Prende la Via di Porta S. Sebastiano; e perviene avanti alla Chiesa di S. Cesareo, ove è la Piazza dello stesso nome, con colonna eretta nel mezzo; la qual Piazza, benchè si stenda fuori di strada sulla destra, viene inclusa parimenti in questo Rione di Ripa. Volta perciò a destra (5), e poi subito a sinistra quanto per includere questa Piazza, finché rientra nella dritta Via. Proseguendo passa innanzi alla Chiesa di S. Nicola, includendo la Piazzetta sulla sinistra; e passa poi sul Ponticello della Marrana al prossimo Capocroce (6). Inoltrandosi giunge alla Via dell'Alberto, passando innanzi al medesimo; e quindi entra per tutta la Via de' Cerchj. Volta sulla destra (7), passando nel dritto limite dalla Piazza di S. Anastasia; va per la Via di S. Teodoro, volgarmente Santo Toto, finché volge a sinistra per la Via dei Fenili (8), seguitando direttamente fino alla Piazza della Consolazione. Passa nel dritto limite da questa Piazza; volta a sinistra, e passa avanti alla Chiesa, di S. Omobono, e sino al fine di questa Via. Volta sulla destra per la Via di S. Niccola in Carcere (9); include la Piazza dello stesso nome; e continua sino alla via Savelli: lasciando la Via di Piazza Montanara.

5. Con S. Angelo. Quì volta a sinistra per tutta la detta Via Savelli: e volge nuovamente a sinistra, passando innanzi alla Chiesa di S. Gregorio, volgarmente S. Gregorietto, finchè perviene al prossimo Cantone contiguo al Ponte Quattro Capi: dove finisce intieramente il suo giro.

6. In Mezzo al Tevere, la parte dell'Isola di S. Bartolomeo contro al Ghetto, confina con S. Angelo.

7. Di là dal Tevere sono di Confini di Trastevere, i quali giungono sino al Bastione di Porta Portese. Il rimanente al di là del Tevere è fuori della Città .

Stemma del Rione Ripa
Stemma del Rione Ripa
Il Rione di Ripa, dopo quello dei Monti, è il più vasto degli altri; ma non comprende che una decima parte in circa di fabbricato, massimamente alla punta del medesimo verso Settentrione; essendo il rimanente quasi tutto occupato dalle Vigne e dagli Orti. Include l'antica Isola Licaonia, detta in oggi di S. Bartolomeo; l'antico Ponte Cestio a detto parimenti di S. Bartolomeo; e l'altro Ponte Fabricio, in oggi Quattro Capi, così chiamato dai quattro Termini di Giano Quadrifronte, tre dei quali situati al presente sulla Via di S. Gregorio presso il Ponte medesimo, ed un altro al di là sulla Piazza di S. Bartolomeo. Contiene altresì il Monte Aventino, l'intiera Regione Aventina, e parte di altre quattro antiche Regioni, che sono, Piscina Publica, Porta Capena, Foro Romano, e Circo Massimo. E la Ripa del Fiume, per cui si aggira in gran parte questo Rione, si è quella, che gli ha dato il nome.

L'ISOLA DI S. BARTOLOMMEO, formata dal Tevere, fra il Ponte S. Bartolommeo e quello de' Quattro Capi, ha presso a poco la forma di una nave. Questa si formò, o almeno si accrebbe in maniera di poter essere abitata dopo l'espulsione de' Tarquinj, e fu chiamata l'Isola Tiberina, dipoi Licaonia. Vi era un celebre Tempio ad Esculapio dedicato, sulle di cui rovine fu fabbricata la Chiesa di S. BARTOLOMMEO, che in oggi dà il nome all'Isola, e la quale prima del X secolo si chiamava S. Adalberto. Fino al 1513 è stala Colleggiata: quindi Leone X la cedette a' Minori Osservanti. La facciata, eretta col disegno di Martino Longhi, è ornata di quattro colonne di granito, e la nave del mezzo è sostenuta da 24 colonne antiche, sedici delle quali sono di granito, cinque di marmo Pario e tre di Affricano. L'antico pavimento era in vari spartimenti di marmo e di porfido formato; alcuni avanzi di esso si veggono ancora nella cappella di S. Paolino, che accanto all'altar maggiore rimane, e dove si venera il corpo di questo Santo. Si può riguardare l'altar maggiore come uno de' più ricchì della Città, poichè è stato ornato di quattro belle colonne di porfido, e di un gran vaso dell'istessa materia, che prima nelle Terme serviva, ed in cui è stato posto il corpo di S. Bartolommeo, nel 983 da Lipari a Roma trasportato. Fra le pitture di questa Chiesa se ne osservano alcune di Antonio Caracci.

In faccia a S. Bartolommeo e lo Spedale ed il convento de' Buon Fratelli, con una Chiesa a S. Giovanni Calibita dedicata, eretta nel luogo dov' era la casa paterna di questo Santo. Questo era prima un Monastero di Benedettine, dove S. PIO V, nel 1572, stabilì questi Frati Spedalieri. La Chiesa loro è picciola, ma è riccamente decorata di marmi, di stucchi dorati e di buone pitture, fra le quali molte ve ne sono di Corrado.

Il Ponte S. Bartolommeo, per cui dall'Isola si passa al Rione di Trastevere, è l'antico ponte Cestio, costruito a tempo della Repubblica, e nel 375 rifatto dagli Imperatori Valente, Valentiniano e Graziano. La sua costruzione è di un buono slile. Il Ponte de' Quattro Capi, che è dall'altra parte verso il Ghetto, è egualmente ben fabbricato; fu eretto poco dopo la congiura di Catilina per le premure di Fabricio Curatore delle Vie, e per questo il Ponte Fabricio è chiamato.

Dopo aver passato questo Ponte si trova subito la picciola Chiesa di S. Gregorio, appartenente alla confraternita della Divina Pietà, avanti alla gran porta del Ghetto situata; e quindi il palazzo Lercari, donde seguitando le strade che terminano il Rione, si arriva alla Chiesa Collegiata di S. Niccola in carcere fabbricata vicino alla prigione del Popolo, che fu da Claudio Decemviro costruita. Non in essa però accadde la memorabile azione dell'amor filiale, che si è tanta frequentemente celebrata sotto il nome di Carità Romana; perchè fu in altro carcere, che convertito in tempio della Pietà, rimaneva dove adesso è il Teatro di Marcello. Questa Chiesia nel 1599 fu col disegno di Giacomo della Porta ristaurata. Ella è da colonne antiche sostenuta, quattro delle quali sono di marmo bianco scannellale, e quattro di giallo Affricano, che diconsi essere del Tempio di Giunone. L'altar maggiore è ornato di un antico sepolcro di porfido nero rarissimo, in cui vi sono due teste Egiziane in rilievo. Vi si osservano ancora alcune buone pitture; e dagli ultimi scavi si è rilevato, che rimane sopra di tre tempj, riconoscibili anche adesso.

Al mezzo giorno di questa Chiesa si trova quella di S. Galla, chiamata prima S. Maria in Portico, con uno Spedale considerabile, dove si ricevono i poveri che non hanno asilo, ed i convalescenti che escono dalla Trinità de' Pellegrini. Ella fu eretta nel medesimo luogo della casa della Santa titolare, e la di lei facciata è architettura di Mattia de' Rossi. I due Angioli di stucco, che si veggono in adorazione, sono del Cavaliere Bernino.

Vicino a Santa Galla, nella strada che conduce alla Madonna della Consolazione, si vede la piccola Chiesa di S. Uomo Bono, detta prima S. Salvatore in Portico; e scendendo di là verso mezzo giorno, si trova a sinistra la Chiesa di S. Eligio de' Fabbri, ornata di marmi e di alcune buone pitture; e a destra quella di S. Giovanni Decollato, che anticamente si chiamava S. Maria della Fossa. Ella dal 1450 appartiene alla Confraternita della Misericordia, il di cui lodevole istituto è di assistere i condannati dalla mezza notte che precede la loro esecuzione, fino alla morte. Vi si osservano belle pitture del Roncalli, di Cecchino Salviati, di Giorgio Vasari, e di altri buoni Maestri della scuola Fiorentina.

Un poco più lontano, sulla sinistra, è l'antica Chiesa di S.Giorgo in Velabro, la quale essere stata eretta sulle rovine della Basilica di Sempronio si dice, senza prova alcuna. L'interno è decorato alla moderna, e la gran nave è da venti colonne antiche sostenuta, dodici delle quali sono di granito di Egitto, quattro di marmo Pario scannellate, e quattro più piccole presso l'altar maggiore, di granito nero, la di cui grana fina a quella del porfido si rassomiglia.

Il Velabro, dove questa Chiesa è situata, era uno stagno, su cui le barche andavano fino alle radici dell'Aventino, il quale da Tarquinio Prisco fu diseccato. Non lungi fu il luogo dove Romolo e Remo appena nati furono esposti.

A lato a S. Giorgio evvi un arco di Settimio Severo eretto dalla comunità de' banchieri pubblici, in onore di questo Imperatore, e del di lui Figliuolo Caracalla. L'apertura è quadra, e le sculture, di cui è adorno, sono di un mediocre lavoro. Il Foro Boario da quest' arco si estendeva sino alla piazza di S. Maria Egiziaca, vicino al Tevere.

Appresso la detta Chiesa di S. Giorgio vedesi un arco o Giano a quattro faccie, che è di forma quadrata nella sua pianta, e ciascuna facciata è divisa in un arco nel mezzo, e due sodi che a ciascun lato servono di pilastro. Questo fu eretto per ornamento di un quadrivio, formato dalla Via Nuova che traversava la via del Velabro, e fu fatto da Settimio Severo per ornamento della porta Romana del Palatino, costruita da Romolo. La disposizione generale di questo antico monumento è buona; ed evvi un buon rapporto tra i sodi ed i vuoti, come ancora tra l'altezza e la larghezza; ma lo stile è pesante.

Vicino a quest' arco è l'apertura della Cloaca massima, o del gran scolo, che riceveva le acque, detta io oggi la fontana di S. Giorgio, la di cui volta antica è di una costruzione la più bella che si possa vedere. Ella è formata di grossi pezzi di pietre uniti a secco senza calcina o altra mistura, ed ha il suo sbocco nel Tevere vicino alla Madonna del Sole. Questa volta è così larga e così alta, che qualunque gran carro potrebbe facilmente passarvi.

Di là prendendo verso Ponente, si passa verso la piccola Chiesa di S. Aniano, della confraternita de' giovani calzolai, e si arriva al Ponte S. Maria che è l'antico Ponte Palatino, chiamato presentemente Ponte rotto, perchè dalla gran piena del 1598 essendo stato rotto, non ne sussiste più quasi la metà. Questo è il primo ponte di pietra che sia stato fatto in Roma, il quale fu cominciato da Marco Fulvio, Censore, insieme con M. Emilio Lepido nel 575. Questi essendo Principe del Senato e Pontefice Massimo, dette al ponte il nome di Emilio; fu poi da Scipione Affricano terminato nel 612.

Avanti questo ponte esiste una vecchia casa, in cui sono stati senza gusto inseriti gli avanzi di qualche antico monumento, e volgarmente si chiama il palazzo di Pilato.

Un poco più basso si trova S. MARIA EGIZIACA, Chiesa degli Armeni, che era un antico Tempio erroneamente creduto della Fortuna Virile, ma più probabilmente di Matuta, di cui restano ancora quattro colonne nella facciata e sette ne' lati: esse sono scannellate e di ordine Jonico. Il Tempio che in oggi è fin sopra l'imbasamento sotterrato, è lungo il doppio della sua larghezza, e gli spazj, che sono fra le colonne, son due de' loro diametri e un quarto. La nave è divisa da due archi moderni che formano la cappella; e nel fondo della nave vi è un altro arco quadrato in cui è l'altare. Il gusto dell'architettura di questo monumento è antichissimo, e la disposizione è bella ed elegante, ma le parti non sono egualmente buone; fu nel 872 da Giovanni VIII consacrato alla Madonna, e da S. Pio V agli Armeni ceduto. Sotto l'altar maggiore si conservano le reliquie di S. Maria Egiziaca, che vi è rappresentata in un quadro di Federico Zuccheri, degno di stima.

Di là si scende alla piazza della Bocca della verità, dove vedesi una graziosa fontana, la Chiesa di S. Maria in Cosmedin, e quella della Madonna del Sole, che prima era per quanto si credette un Tempio di Vesta, per la sua forma rotonda, ma siccome si trova che il Tempio di Ercole Vincitore di questo sito, era appunto rotondo e piccolo così si deve riconoscere in questo un tal tempio, che venne perciò dedicato al Santo Stefano Protomartire. Questo è un piccolo edifizio di forma rotonda, circondato al di fuori da venti colonne Corintie scannellate, e dentro da una muraglia di marmo bianco benissimo unito. Il tetto, che copre tutta la Chiesa, è moderno e di cattivo gusto. Il suo aspetto, prima che fosse rovinato, doveva essere graziosisimo. Per molto tempo si è chiamato S. Stefano delle Carrozze, e nel secolo XIII era questo che si chiamava S. Stefano Rotondo.

S. MARIA IN COSMEDIN, che trovasi dall'altra parte della piazza, è una Chiesa Collegiata e Parrocchiale, che si credette fabbricata da' primi Cristiani sulle rovine del Tempio della Pudicizia, nel quale le sole Donne nobili avevano diritto di entrare, e di cui se ne veggono ancora otto colonne Composite inserite nel muro, che dal portico la nave separa; ma la disposizione loro e di altre due colonne eguali laterali non accordandosi alla costruzione di tempio; indicano piuttosto la Schola Cassii di questa Regione, denominata in seguito Schola Graeca. Sotto questo portico, di antiche colonne ornato, trovasi un gran mascherone di marmo, fatto sicuramente per la bocca di una cloaca, ma che pretendono aver servito a rendere degli Oracoli, e che chiamasi la bocca della Verità, perchè il Popolo ha supposto che vi si facesse metter la mano a coloro che si voleva che giurassero, persuadendosi che la bocca di quel mascherone si serrerebbe e riterrebbe la mano di colui, che ardirebbe fare un giuramento falso. Sotto l'altar maggiore, ornato di quattro colonne di granito, esiste una bell'urna di granito orientale, nella quale molte reliquie di Martiri si conservano. L'immagine della Madonna, che vi si venera, è una di quelle, che nell'VIII secolo fu dalla Grecia trasportata, a tempo della persecuzione degl'Iconoclasti. La tradizione dice che questo è il luogo, dove S. Agostino insegnò pubblicamente la rettorica, prima di andare a Milano.

Dietro questa Chiesa, nella valle esistente fra il monte Palatino e l'Aventino, era il Circo Massimo, dove si celebravano delle magnifiche feste, da' Romani fin dalla fondazione della Città ordinate per sorprendere e rapire le Vergini Sabine, che venute fossero a vederle. Questo magnifico edifizio aveva 2700 palmi di lunghezza e 1280 di larghezza, e conteneva più di trecento ottantacinque mila spettatori; era decorato di bei portici, di due obelischi Egizi, che sono quelli di S. Giovanni in Laterano e della piazza del Popolo; di molte statue poste sopra di colonne, e di altri preziosi ornamenti; ma di tutto questo non resta oggigiorno che il luogo dagli orti occupato, i coltivatori de' quali continuamente distruggono ciò che dell'antico recinto vi rimaneva.

Per la strada, che è al mezzo giorno di S. Maria in Cosmedin, si passa accanto al magazzino del sale, alle rovine dell'antico Ponte Sublicio, e della piccola Chiesa di S. Anna de' Calzettaj, da dove si può sul Monte Aventino salire, nel quale prima si vedeva un gran numero di Templi, di cui non ne rimangono presentemente che alcune rovine. Il primo edifizio considerabile, che in oggi vi si presenti, è il Convento de' Domenicani, con una celebre ed antica Chiesa, a S. SABINA dedicata. Ella fu nel 425 costruita nel luogo medesimo, dov' era la casa paterna di questa Santa Martire, vicino al Tempio di Diana e quello di Giunone Regina. S. Simmaco Papa ne fece un titolo di Cardinale, e S. Gregorio Magno vi assegnò la stazione nel primo giorno di Quaresima; dal che deriva, che qualche volta i Papi in questo giorno vi vanno con tutta la corte loro a tenervi cappella, e farvi la ceremonia delle ceneri. Questa Chiesa, nel 1238 da Gregorio IX, e nel 1587 da Sisto V ristaurata, è divisa in tre navi da 24 grosse colonne scannellate di marmo Pario, che hanno ancora le basi antiche ed i capitelli Corintj. Nel portico sono uno stipite antico di marmo, quattro colonne torte, e due altri simili a quelle della Chiesa. In quello, situato verso mezzo giorno, si vedevano due colonne di 30 palmi di altezza, che sono di una specie particolare di granito, che pende in nero con alcune vene bianche; ora tolte e portate al Braccio Nuovo del Museo Chiaramonti. Sotto l'altar maggiore riposano i corpi di S. Sabina, di S. Serapia sua padrona e di altri SS. Martiri. La tribuna fu da Taddeo Zuccheri dipinta. Federico Zuccheri ancora vi ha dipinto una cappella, e quella di S. Domenico e ornata di due belle colonne di alabastro; e vi è un superbo quadretto della Madonna del Rosario, del Sassoferrato.

Nel convento, che più volte ha servito anticamente per il Conclave, e dove molti Santi personaggi hanno abitato, osservasi un appartamento per il Papa, un chiostro ornato di 39 colonne antiche e di piccole cappelle molto ben decorate.

Lateralmente a S. Sabina è l'antica Chiesa di S. ALESSIO, con un monastero da' Girolamini presentemente occupato, e che prima era la casa di S. Eufemiano Senatore Romano, padre di S. Alessio, dove questo Santo visse 17 anni, sotto una scala, povero e sconosciuto, dopo il ritorno da un lungo pellegrinaggio. La Chiesa aveva anticamente il nome di S. Bonifazio, ed era la quarta delle venti abbazie privilegiate di Roma. Ella è stata quasi interamente rifatta nel 1750 dal Cardinali Quirini, che n' era titolare. L'altar maggiore è ornato di un tabernacolo di pietre fine e di molte colonne di verde antico, con una balaustrata di marmo. Sotto evvi una cappella sotterranea, dove si venerano i corpi di S. Bonifazio, di S. Aglae e di S. Alessio. L'antica scala di legno, sotto la quale visse e morì questo Santo, si conserva nella cappella de' Principi Savelli.

Trovasi di poi il gran PRIORATO DI MALTA, in una graziosa situazione, fabbricato sull'estremità del Monte Aventino, nel luogo dov' era il TEMPIO DELLA BUONA DEA FAUNA. Questo parimente è il luogo ove Remo consultò gli auspicj per la fondazione di Roma, e dove aveva fissato il suo soggiorno. La Chiesa di questo Priorato, alla Madonna dedicata, era prima una delle venti abazie privilegiate di Roma. Da varj anni sono è stata col disegno del Cavalier Piranesi ristaurata dal Cardinal Giovanni Battista Rezzonico, che n' era allora Gran Priore di Roma. Vi si veggono alcuni sepolcri degni di osservazione, sopra tutti quello, che è nell'ingresso a destra, dove sono in bassorilievo Minerva e le nove Muse, il ritratto di un Romano che tiene un volume, Pitagora che osserva il globo celeste, ed Omero con le sue opere. In esso è sepolto un Vescovo della casa Spinelli.

Di là si scende in una pianura, fra il Monte Aventino ed il Tevere situata, dove anticamente erano lo scalo e l'emporio, o luoghi di sbarco per i bastimenti, che a forza di vele dal porto di Ostia venivano a Roma; i magazzini dove i legni atti al consumo si cunservavano; ed i grani, che dalla Sicilia, dalla Sardegna e dall'Affrica erano trasportati; le fabbriche de' lavori di creta, che hanno prodotto la creazione del Monte Testaccio, che presentemente si vede, il quale di niente altro è quasi formato che di vasi rotti, benchè abbia circa 300 canne di giro ed intorno a 220 palmi di altezza. Sotto questa eminenza si trova un gran numero di grotte di estrema freschezza, e vi hanno fabbricato delle bettole, che nell'estate sono frequentatissime. Tutto questo spazio era fuori delle mura; e l'Imperatore Aureliano fu quello che lo rinchiuse nella Città dilatandone il nuovo recinto di là dalla Porta Trigemina, fino al luogo dov' è la Porta S. Paolo e la piramide o sepolcro di C. Cestio.

Questo celebre Sepolcro di Cestio, fatto a guisa di piramide, è di una elegante proporzione, e tanto da lontano che da vicino un bellissimo effetto produce. La piramide, rivestita al di fuori di gran pezzi di marmo bianco, ha intorno a 160 palmi di altezza, senza contare quella dello zoccolo sopra cui è piantata, il quale è largo 125 palmi e mezzo in quadrato. Nella parte inferiore fu aperta da Alessandro VII una piccola porta molto bassa, con un corridore che conduce in una piccola camera 26 palmi lunga e 16 larga, nel mezzo della piramide situata. Questa è la sola parte vuota che in questo monumento si trovi. Ella è di un durissimo stucco guarnita, e di varie pitture ornata, le di cui figure sono di una scelta felice di attitudini e di elegante disegno. Sono esse relative alla carica di Cestio, che era uno dei Settemviri, i quali ai banchetti degli Dei presiedevano, e viveva, per quanto si crede, sotto l'Imperio di Augusto. Questo bel monumento, a tempo di Alessandro VII ristaurato, vedesi ancora nell'intera sua conservazione.

Lateralmente evvi la PORTA S. PAOLO, che nel dilatamento delle mura Aureliane rimpiazzò l'uffizio dell'antica Porta Trigemina; fu detta Ostiense perchè cosiruita sulla strada che alla Citta di Ostia conduceva. Eravi altre volte un portico da questa porta fino alta Basilica di S. Paolo per più di un miglio prolungato, le di cui colonne erano di marmo e la copertura di piombo dorato; ma non rimane più di esso vestigio veruno. Su questa strada oggigiorno si trova la Cappella del Salvatore, fabbricata nel luogo dove dicesi che S. Paolo chiese a S. Plautilla, Dama Romana, una benda per mettersi agli occhi, allorchè gli si tagliasse la testa; la Vigna di S. Francesca Romana, sul muro della quale sono stati dipinti alcuni suoi miracoli; e la cappella della Separazione di S. Pietro e di S. Paolo, dove questi Santi l'uno dall'altro si divisero per andare al luogo in cui dovevano ricevere il martirio.

S. PAOLO FUORI DELLE MURA, che si trova di poi, è una grande e celebre Basilica delle quattro principali di Roma, una delle cinque Chiese Patriarcali. Questo edifizio, uno de' più belli e magnifici dell'antichità Cristiana, era stato da Costantino Magno inalzato, per suggestione di S. Silvestro I, sopra una porzione di un antico Cimiterio; dove S. Paolo fu per la prima volta sepolto. Teodosio nel 386 rinuovò la Basilica più in grande, ed Onorio suo successore Ia terminò nel 395. Eudossia figlia di Teodosio la fece ristaurare verso l'anno 440. La parte superiore della facciata è di antichi mosaici adorna, fatti nel secolo XIII, ma il portico fu eretto nel 1725 da Benedetto XIII, che fece ancora intorno abbassare il terreno al livello del piano della Chiesa. Le tre grandi porte, per le quali vi si entra, di bronzo ed ornate di bassirilievi, erano state fatte lavorare in Costantinopoli, nel 1070 da Pantaleone Castelli, Console Romano, che vi si vedeva in ginocchio avanti di un'immagine rappresentato.

L'interno della Basilica, lunga 355 palmi senza contare la tribuna dov' è situato l'altare, e larga 203, contiene immense ricchezze, e sembrava con tutto ciò avere un'aria di povertà per il soffitto di legno, e per il pavimento composto solamente di rottami irregolari di antichi monumenti di marmo. Vi si osservavano 132 colonne antiche, delle quali 30 di porfido, e 80 di marmo, che, in quattro linee disposte, la Chiesa in cinque navi divisero . Delle 40 della nave di mezzo 24 furono levate dal Mausoleo di Adriano; la loro altezza è di 50 palmi incirca, sono Corintie, e di un sol pezzo di pavonazzetto, le altre 16 e le 40 nelle navi minori sono di marmo Pario di un buon garbo, le 24 avevano cannelli dalla parte da basso; cosa alquanto rara nell'antico. Il mosaico del grand'arco della nave fu fatto nel 440: è stimatissimo, e rappresenta G. C. con i 24 Seniori dell'Apocalisse.

Si sale alla crociata per degli scalini di marmo, che corrispondono alle navi laterali, gli archi della quale sono da colonne di granito di straordinaria grandezza sostenuti. L'altare Patriarcale, sotto di cui è il corpo di S. Paolo, è isolato e posto in faccia alla gran nave, sotto un padiglione, da un Gotico ornamento di forma piramidale terminato, e da quattro colonne di porfido di 29 palmi di altezza sostenuto. La maggior parte degli altri altari sono anche essi di porfido ed ornati di belle colonne dell'istessa materia, fino al numero di 30 in tutto. La cappella, che è nel fondo della crociata, dalla parte di settentrione, è di preziosi marmi adorna, e contiene un Crocifisso del Cavallini che parlò a S. Brigida, della quale se ne vede la statua, da Carlo Maderno scolpita. L'umidità, che regna in questa Chiesa, è stata la causa che non l'hanno di pitture adornata. Con tutto ciò vi si veggono alcuni quadri, e sul fregio della gran nave e delle crociate si osservano i ritratti di tutti i Papi, opera che a tempo di S. Leone I fu incominciata. Mentre nel 1823 si facevano considerabili riparazioni in questa Basilica, nella notte dal 15 al 16 Luglio prese fuoco il gran tetto, e prima dell'Aurora cadde, e restò interaramente distrutta la nave maggiore, la crociata, e le porte di bronzo in parte si fusero; e così dopo 14 secoli la più antica Basilica di Roma e del mondo cessò di esistere in gran parte. Ora però per provida cura del Regnante Sommo Pontefice Leone XII se ne sta operando la ripristinazione col massimo impegno.

Un miglio più lontano, verso Levante di estate, è il luogo delle TRE FONTANE, che si chiamava anticamente ad aquas Salvias, dove un grandissimo numero di Cristiani hanno sofferto il Martirio. Vi si trovano in oggi tre Chiese, una delle quali è dedicata a Santa Maria Scala Coeli, l'altra a S. Paolo, e la terza ai SS. Vincenzo ed Anastasio. Qest' ultima fu nel 624 da Onorio I fabbricata, e nel 1140 da Innocenzo II ai Monaci Cistercensi ceduta. Il primo Abate, che vi fu da S. Bernardo mandato, divenne Papa sotto il nome di Eugenio III. Vi si conservano le reliquie de' due Santi titolari e di altri in un gran numero.

SANTA MARIA SCALA COELI, che le sta accanto, è una piccola Chiesa rotonda, dove un giorno S. Bernardo, dicendo messa per i Morti, vide una scala che fino al Cielo si estendeva, sulla quale in gran folla vi salivano le Anime. Questa fu dal Cardinale Alessandro Farnese rifabbricata sul disegno del Vignola. La massa e graziossima, la pianta felice e regolarissima, e maschia benchè semplice la decorazione. L'interno è un quadrato, del quale li fianchi sono di un ordine Corintio decorati, il tutto coperto da una cupola, la di cui proporzione è buonssima. Vedesi nella tribuna un mosaico, che si riguarda come la prima opera di buon gusto, che da' moderni sia stata in questo genere eseguita. I sotterranei, che vi si trovano, sono l'antico cimiterio di S. Zenone, dove più di diecimila Martiri furono sepolti.

Dietro queste due Chiese è quella di S. PAOLO ALLE TRE FONTANE, eretta nel medesimo luogo dove fu questo S. Apostolo decapitato. Ella fu nel 1590 dal Cardinal Pietro Aldobrandini rifabbricata sotto la direzione di Giacomo della Porta, che ha decorato la facciata di un ordine di pilastri Jonici, sopra di cui si trova un gran piedistallo, che forma una specie di attico, da un secondo attico sormontato, il quale da un frontone circolare è terminato. Il tutto è di una massa graziosa e di buona proporzione. Si trova solamente che i corpi indietro sono un poco troppo grandi. L'interno della Chiesa è semplicissimo, e decorato di due altari, e di tre fontane, in forma di altari, che miracolosamente scaturirono in tre luoghi, dove saltò la testa di S. Paolo allorchè gli fu troncata. Sono esse ornate di nicchie di marmo, con colonne di verde antico. La colonna, alla quale il Santo fu legato, è stata posta vicino alla prima fontana. La crocifissione di S. Pietro, che vedesi a destra, altro non è che una copia dell'eccellente originale di Guido, che per meglio conservarlo fu nel palazzo di Monte Cavallo trasportato; ora esiste nella Pinacoteca Vaticana, e copiata in mosaico si vede nella tribuna meridionale della Basilica Vaticana. Le colonne, che decorano gli altari, sono di porfido. Quelle dell'altare di S.Paolo, di porfido nero, sono pezzi ammirabili, di cui non se ne conoscono gli eguali.

Quelli, che fanno la visita delle nove Chiese per acquistar le Indulgenze, trovano, andando dalle tre Fontane a S. Sebastiano, l'antica piccola Chiesa della Nunziatella, ovvero dell'Annunziazione, presso la quale, ne' primi secoli del Cristianesimo, era stato eretto un ospizio per i poveri pellegrini, che venivano a visitare i Santi luoghi. Ella al presente appartiene alla Confraternita del Confalone.

La strada, che è in faccia alla Porta S. Paolo, per la quale si rientra comunemente in Città, conduce salendo sull'Aventino ad un trivio, dove vedesi a destra la Chiesa di S. Saba, ed a sinistra quella di S. Prisca, fabbricata nel luogo dove era la casa de' SS. Aquila e Priscilla, sua moglie che vi avevano ricevuto il Principe degli Apostoli, ed i di cui corpi riposano nella Confessione con quello della Santa titolare. Ella fu da Adriano I nel 722 ristaurata, appartenne ai Frati Agostiniani della Congregazione di Lombardia; e poi fu da questi abbandonata.

S. SABA è un antica Chiesa, dedicata a questo S. Abate di Cappadocia, che prima era occupata da' Monaci Greci dell'ordine di S. Basilio. Vi si osserva principalmente un gran sepolcro con uno sposalizio in bassorilievo, e 25 colonne antiche, due delle quali sono di porfido nero, e le altre di marmo Pario di granito.

Un poco più alto, verso il settentrione, si prende a destra, e si arriva all'antica Chiesa di S. Balbina, spettante al Reverendissimo Capitolo di S. Pietro. Nell'anno 336 ella fu consacrata da S. Marco Papa, sotto l'invocazione del Salvatore; e da S. Gregorio Magno fu dedicata di poi a S. Balbina Martire. Nel Convento e nel giardino si veggono considerabili avanzi di fabbriche antiche.

Di là si scende nella strada, che conduce alla Porta S. Sebastiano, sulla strada trovasi a destra la Chiesa de' SS. NEREO ED ACHILLEO, fondata dal Papa S.Giovanni I verso l'anno 523, vicino ad un antico Tempio d'Iside, e rifabbricata verso l'anno 1597 dal celebre Cardinal Baronio, che n' era Titolare, il quale la fece cedere alla sua congregazione de' Padri dell'Oratorio. Vi si veggono due gran Basi di porfido, che hanno più di 20 palmi di circonferenza, e molte belle colonne, quattro delle quali, che sostengono il tabernacolo dell'Altar maggiore, sono di marmo di Affrica rosso e bianco, che è molto raro e bellissimo. Vi si osservano ancora due pulpiti alla maniera delle più antiche Basiliche, ed una gran sedia di marmo, sulla spalliera della quale è incisa una parte della 28 Omilia che S. Gregorio Magno recitò in questa Chiesa.

Nel di dietro, alle radici del Monte Aventino, si veggono le immense rovine delle TERME DI CARACALLA, che anticamente erano uno de' più belli e de' più grandi edifizi di Roma. La loro dimensione interna più grande è di 173 canne. Vi si contavano 1600 sedie di marmo, e vi si bagnavano tre mila persone in una volta. Il tutto era ornato colla più grande magnificenza, e vi si vedeva fralle altre cose, una volta piana che fece dare ad un gran Salone il nome di Cella Soleare, che i più abili Meccanici averebbero giudicato impossibile di costruire perchè questa volta in piano era stata raccomandata a cancelli di rame o bronzo di una estensione grandissima; ma presentemente non vi resta alcuna parte intera, e benchè vi siano ancora le mura altissime, con tutto ciò non se ne potrebbe profittare come si è fatto delle Terme di Diocleziano. Da queste Terme trasse Paolo III tutti i monumenti antichi che ornarono il Palazzo Farnese, trasportati poi nello scorso secolo a Napoli.

Un poco più basso trovasi l'antica Chiesa di S. Cesareo, dove sono due altari, di belle colonne di marmo bianco e nero decorati; quindi la PORTA S. SEBASTIANO, un miglio in fuori dell'antica Porta Capena; la porta moderna chiamavasi ancora Porta Appia, perchè era costruita sulla celebre Via Appia, di un prodigioso numero di monumenti magnifici adorna, sino a Brindisi solidamente selciata. Presso la presente Porta si vede un arco antico, che credesi essere di Nerone Claudio Druso; ornato di due colonne composite di marmo cipollino, le quali come ancora il loro sopraornato e piedistalli, sporgono in fuori dalla massa generale dell'edifizio. Vi passò poi sopra lo speco dell'acqua Antoniana.

Fuori della Porta S. Sebastiano, seguitando la Via Appia, trovasi la piccola Chiesa della Madonna delle Palme, che communemente si chiama Domine quo vadis, perchè secondo la tradizione, seguì lì vicino che S. Pietro fuggendo la persecuzione di Nerone, incontrò N. S. con la croce sulle spalle, e gli disse queste parole. Vi si vede una copia della pietra sulla quale N. S. impresse l'orma de' suoi piedi allora quando incontrò San Pietro, la quale si conserva nella Basilica di S. Sebastiano, di cui siamo per parlare. Credesi che la piccola cappella rotonda, che nel mezzo della strada si vede, sia il luogo appunto dove S. Pietro ebbe questa visione.

Verso questo medesimo luogo si credeva essere il Sepolcro di Orazia, sorella de' tre Orazj, che fu dal proprio fratello uccisa nell'atto, che de' tre Curiazj tornava vincitore; e la fontana di Mercurio dove i mercanti andavano a prender l'acqua per aspergere le loro mercanzie; ma ambedue questi monumenti se furono fuori delle mura di Servio, debbono in oggi riconoscersi e stabilirsi nell'interno delle mura Aureliane, e non qui.

Più avanti, sulla medesima strada, è la celebre BASILICA DI S. SEBASTIANO FUORI DELLE MURA, una delle sette Chiese che si visitano per acquistare le Indulgenze. Credesi che fosse da Costantino Magno fabbricata sopra il Cimiterio di S. Callisto, dove S. Lucina, Dama Romana, il corpo del Santo Titolare aveva trasportato. Ella fu molte volte ristaurata, e nel 1611 rifabbricata dal Cardinale Scipione Borghese, che la fece concedere ai Monaci di S. Bernardo, in vece dei Benedettini che prima la possedevano. La facciata è graziosa, ed il portico è sostenuto da sei colonne rare, due delle quali sono di granito bianco, e due di granito verdastro, che ha delle macchie di una specie singolare. L'altar maggiore, ornato di quattro colonne di marmo verde, è stato fatto sul disegno di Giovanni Fiamingo. Nella prima cappella a destra vedesi la pietra, sulla quale N. S. impresse l'orme dei suoi piedi allorchè comparve a S. Pietro vicino alla piccola Chiesa di Domine quo vadis, di cui abbiamo parlato. Le due cappelle più osservabili sono quella di S. Fabiano, decorata sul disegno di Carlo Maratta con una statua del Santo, scolpita dal Papaleo; e quella di S. Sebastiano, la di cui statua, fatta dal Giorgetti, uno de' migliori scolari del Bernino, lo rappresenta nel suo sepolcro giacente e dalle freccie trafitto.

Le CATACOMBE DI S. SEBASTIANO, ovvero Cimitierio di S. Callisto, sono le più celebri e le più vaste che siano in Roma. Vi si entra per una porta, vicina alla cappella di S. Francesco, e sopra la quale sono stati dipinti a fresco molti Santi da Antonio Caracci. Sono esse composte di corridori sotterranei, incavati nell'arena o terreno sodo, dove i primi Cristiani la notte in tempo di persecuzione si ritiravano, vi facevano i loro esercizi di pietà, ed i morti loro vi seppellivano. Vi si veggono a destra ed a sinistra delle nicchie, che chiuse erano con mattoni sottili, e qualche volta con tavole di marmo, nelle quali si mettevano i corpi de' Martiri con gli strumenti del loro supplizio, o alcuni altri segni che gli fanno distinguere. Altre Catacombe si trovano in molti luoghi di Roma; ma si assicura che in questa quì si potrebbero fare molte miglia di viaggio, e gli scrittori dicono che 14 Papi e 170 mila Martiri vi sono stati sepolti; che da S.Lucina vi fu trasportato il corpo di S. Sebastiano; e che nell'adiacente Platonia vi stettero in deposito i corpi de' SS. Apostoli Pietro e Paolo nascosti.

Il MAUSOLEO DI CECILIA METELLA, chiamato comunemente Capo di Bove, trovasi anch' esso sulla via Appia, poco discosto da S. Sebastiano. Questo è una gran torre rotonda, ed uno de' monumenti meglio conservati della magnificenza degli antichi Romani. La fabbrica posa sopra un gran basamento quadrato, di pietra di Tivoli rivestito, e la torre delle medesime pietre coperta, è terminata da un cornicione, che sporge in fuori, e da un fregio ornato di teste di bove e di ghirlande di cipresso, il tutto di un buon disegno e bene eseguito. Sopra eravi una gradinata piramidale, nel centro della quale si alzava una statua della defunta, che terminava l'edifizio; ma presentemente non ne rimane vestigio alcuno. Vi si vede in oggi un muro di mattoni all'uso Gotico, terminato in forma di merli e di ripari, di costruzione moderna. Nell'interno non vi è che un vuoto in forma di cono, dove sotto il Pontificato di Paolo III, si trovò la grand'urna cineraria scannellata di marmo Pario che nel cortile del palazzo Farnese ancora si vede. Cecilia, di cui ella conteneva le ceneri, era figliuola di Metello Cretico, e moglie di Crasso il più ricco de' Cittadini Romani. Nel secolo XIII verso l'anno 1300 da Bonifacio VIII della Famiglia Gaetani tu formato di queto sepolcro una fortezza, e vi fu accanto fabbricato un castello, una chiesa e qualche casa, che Sisto V fece distruggere, di cui se ne veggono ancora le rovine.

Tra questo Mausoleo e la Basilica di S. Sebastiano, si osserva in una vigna, il di cui ingresso è sulla strada verso Levante, un'antica solidissima fabbrica rotonda, con un recinto quadrato, ma non se ne sa l'uso certo; probabile è però che abbia servito di tempio in cui custodire le divinità che si dovevano portare in giro nel prossimo circo, e che in questo si preparasse la pompa che prima d'incominciare le corse soleva praticarsi nel Circo.

Dietro questo recinto sono gli avanzi del CIRCO detto DI CARACALLA, che alcuni all'Imperator Gallieno o a Simmaco avevano attribuito. Benchè le parti di questo edifizio siano quasi tutte in rovina questo è nientedimeno oggigiorno il Circo più intero di tutti gli altri, e bastantemente conservato per dare una giusta idea di questa sorte di fabbriche Romane, alla corsa de' carri destinate. Questo era un gran quadrato lungo, verso la parte Orientale però terminato in mezzo cerchio: nel mezzo di esso eravi alzato un muro formante una linea chiamata Spina, ornata di statue, dell'obelisco che attualmente decora la gran fontana di piazza Navona, di alcune are sulle quali si facevano i sacrifizi che precedevano i giuochi, e delle mete, che alle due estremità erano collocate, ed intorno alle quali li carri giravano. Vi si osservano in giro i muri sopra i quali erano i gradini per gli spettatori, i portici dove si ritiravano in tempo di pioggia, la gran porta dalla quale usciva il vincitore per andare in trionfo sulla via Appia, delle torri da cui la Nobiltà gli spettacoli riguardava, e vi è da notare nella costruzione molti gran vasi di terra cotta, che nel masssiccio delle volte si collocavano per renderle più leggiere. Le ultime escavazioni hanno dimostrato mediante un'antica iscrizione che la costruzione di questo Circo deve attribuirsi a Massenzio.

Si è creduto che lì vicino vi fossero i Templi dell'Onore e della Virtù, che fece inalzare Marco Marcello dopo avere soggiogata la Sicilia; e quella del Dio Redicolo, fabbricato nel luogo dove Annibale piantato aveva il suo accampamento per assediare la Città, in tempo della seconda guerra Cartaginense; ma gli avanzi di questi edifizj, altro non sono che Sacrarj degli antichi sepolcri ne' quali si custodivano le cose dedicate ai Mani.

Si crede ancora che la Chiesa di S. URBANO, sopra un colle vicino situata, verso la tenuta della Caffarella, fosse anticamente un Tempio di Bacco; ma i sepolcri disturbati trovati dal Martinelli sotto di questa chiesa, dichiarano quest' edifizio un antico Sacrario etnico de' Mani, che abbandonato fu convertito forse da S. Pasquale I nel secolo IX in chiesa dedicata a S. Urbano quando del cimiterio qui esistente di Pretestato tolse il corpo del detto Pontefice e di altri Martiri, che trasportò a S. Cecilia, e ne lasciò quì così la memoria. Vi è in essa una memoria di un ristauro del 1011; e vi era una tegola col nome di Faustina, indicante probabilmente l'epoca della prima erezione dell'Edifizio. Vi si veggono ancora le quattro belle colonne scannellate, che ne sostenevano il portico, le quali sono di marmo bianco e di ordine Corintio. L'antico Oratorio, dove S. Urbano I, verso l'anno 236, ammaestrava e battezzava i Neofiti, vi fu scoperto sotto il Pontificato di Urbano VIll, e convenevolmente decorato.

Sotto questa collina di S. Urbano è la celebre FONTANA delle Camere nella Valle EGERIA, dove anticamente era ancora una selva ed una grotta, che Numa Pompilio aveva consacrata alle Muse, e dove questo Re spesso si ritirava, fingendo là di ricevere dalla sua Consorte Egeria gli oracoli per meglio governare i suoi sudditi.Vi si vede ancora una volta nel fondo della quale è una statua di un fonte, ed una sorgente considerabile per l'abbondanza delle sue acque e per la loro salubrità. Le statue delle Muse, che erano nelle nicchie, alcune delle quali esistono ancora, furono altrove trasportate, ovvero restano sotto le rovine di questo antico monumento sepolte; che non bisogna però immaginarli monumenti ed ornati postivi al tempo remoto di Numa.

Stefano Piale - La città di Roma - 1826 - fonte Avirel

Nome Monumento

Indirizzo

Tipo

Periodo

Arco degli Argentieri

Arco di Giano Quadrifronte

Monumento

Romano

Arco di San Lazzaro

Monumento

Romano

Bastione del Sangallo

Monumento

Bocca della Verità

Monumento

Casa dei Crescenzi

Palazzo

Casino del Cardinal Bessarione

via di Porta S. Sebastiano 9

Palazzo

Chiesa dei S.S Nereo ed Achilleo

via delle terme di caracalla 28

Chiesa

Medievale

Chiesa di S.S. Alessio e Bonifacio all'Aventino

piazza s. alessio

Chiesa

Chiesa di San Bartolomeo all'Isola

isola tiberina

Chiesa

Medievale

Chiesa di San Cesareo de Appia

via di Porta San Sebastiano, 4

Chiesa

Medievale

Chiesa di San Cesareo in Palatio

via porta s. sebastiano

Chiesa

Chiesa di San Giorgio al Velabro

via del velabro

Chiesa

Medievale

Chiesa di San Giovanni Calibita

isola tiberina

Chiesa

Sette-Ottocento

Chiesa di San Giovanni Decollato

via di san giovanni decollato, 22

Chiesa

Rinascimentale

Chiesa di San Giovanni di Dio

Chiesa

Chiesa di San Gregorio della Divina Pietà ai Quattro Capi

piazza monte savello

Chiesa

Chiesa di San Nicola in Carcere

via del teatro di marcello

Chiesa

Medievale

Chiesa di San Saba

piazza bernini, 20

Chiesa

Medievale

Chiesa di San Sisto Vecchio

piazza numa pompilio

Chiesa

Sette-Ottocento

Chiesa di Sant'Eligio dei Ferrari

via s. giovanni decollato

Chiesa

Chiesa di Sant'Omobono

via del teatro marcello

Chiesa

Chiesa di Santa Balbina all'Aventino

piazza s. balbina, 8

Chiesa

Medievale

Chiesa di Santa Maria del Priorato

piazza dei cavalieri di malta

Chiesa

Sette-Ottocento

Chiesa di Santa Maria del Sole

Edificio Religioso

Chiesa di Santa Maria Egiziaca

Edificio Religioso

Chiesa di Santa Maria in Cosmedin

piazza Bocca della Verità

Chiesa

Medievale

Chiesa di Santa Prisca

via di s. prisca, 11

Chiesa

Medievale

Chiesa di Santa Sabina

piazza Pietro dell'Illiria 1

Chiesa

Medievale

Chiesa di Santo Stefano delle Carrozze

Edificio Religioso

Cimitero Acattolico

Circo Massimo

Monumento

Romano

Clivo dei Publicii

Clivo di Rocca Savella

Cloaca Massima

Monumento

Romano

Fabbrica della Polvere

Fontana dell'Emporio

Fontana

Fontane di Piazza S. Maria in Cosmedin

Piazza S. Maria in Cosmedin

Fontana

Isola Tiberina

Monte Testaccio

Mura Serviane

Monumento

Romano

Navali Antichi

Oratorio dei Sacconi Rossi

Edificio Religioso

Ospedale dei Benefratelli

Ospedale di Santa Galla

Palazzo dei Cavalieri di Malta

Palazzo

Palazzo Orsini al Teatro di Marcello

via di Monte Savello, 30

Palazzo

Piazza dei Cavalieri di Malta

Piramide Cestia

Monumento

Romano

Ponte Cestio

Ponte Quattro Capi

Ponte Rotto

Monumento

Romano

Ponte Sublicio

Porta San Paolo

Rocca Savella

Tempio di Portuno

Monumento

Romano

Tempio di Vesta

Monumento

Romano

Terme di Caracalla

Monumento

Romano

Torre Caetani

Torre della Moletta

Via di Villa Pepoli