Tesori di Roma: foto di Roma gratis

Raffaello Sanzio a Roma

Vita e opere

Chiesa di Sant'Eligio degli Orefici
Chiesa di Sant'Eligio degli Orefici

1. GALLERIA BORGHESE -

Piazzale del Museo Borghese 5

Ritratto d'uomo,

La Dama dell'unicorno

La Deposizione

2. CHIESA DI SANTA MARIA DEL POPOLO -

Piazza del Popolo 12

Cappella Chigi

3. PALAZZO BARBERINI

Galleria Nazionale d'Arte Antica -

Via Barberini 18

La Fornarina

4. ACCADEMIA DI SAN LUCA -

Piazza Accademia di San Luca 77

Putto reggifestone

5. MUSEI VATICANI -

Viale Vaticano 100

• Stanza di Costantino:

Il battesimo di Costantino

La battaglia di Ponte Milvio

L'apparizione della Croce

La Donazione di Roma a papa Silvestro

• Stanza d'Eliodoro:

La Messa di Bolsena

La Liberazione di San Pietro

L'Incontro di Leone Magno con Attila

La Cacciata di Eliodoro

• Stanza della Segnatura:

La Scuola di Atene

La Consegna della Legge Canonica

Il Parnaso

La Disputa del Sacramento

• Stanza dell'Incendio di Borgo:

(solo i cartoni)

L'Incoronazione di Carlo Magno

L'Incendio di Borgo

La Battaglia di Ostia

La Giustificazione di Leone III)

• La Loggia di Raffaello:

Storie della Genesi

Storie di Mosè e di David

Storie di Cristo

Pinacoteca Vaticana:

L'Incoronazione della Vergine

La Madonna di Foligno

La Trasfigurazione

10 arazzi con scene tratte dagli Atti degli Apostoli

6. VILLA MADAMA -

Via di Villa Madama

Il rogetto architettonico

7. GALLERIA DORIA PAMPHILJ -

Piazza del Collegio Romano 2

Doppio ritratto

8. CHIESA DI SANTAGOSTINO -

Piazza Sant'Agostino

Profeta Isaia

9. CHIESA DI SANTA MARIA DELLA PACE -

Via della Pace 5

Le Quattro Sibille della Cappella Chigi

10. CHIESA DI SANT'ELIGIO DEGLI OREFICI -

Via di Sant'Eligio 8/a

Il progetto architettonico

11. VILLA FARNESINA -

Via della Lungara 230

Galatea, la loggia di Psiche e le scuderie

Periodo romano:

i cicli decorativi vaticani (1508-20) Chiamato da Giulio II Raffaello Sanzio si recò a Roma probabilmente verso la fine del 1508. Egli svolge ora un'attività prodigiosa, si circonda di allievi e di collaboratori, a capo di una bottega popolata ed efficiente. Nel corso di questi anni, nei quali il rinascimento giunge al suo apogeo, Raffaello Sanzio opera soprattutto per la Santa Sede (Giulio II, papa dal 1503 al 1513; Leone X, papa dal 1513 al 1521) ed esegue in Vaticano grandiosi cicli decorativi. Ciascuno di essi costituisce una unità, una tappa e una sintesi stilistica poiché Raffaello Sanzio scopre ogni volta un nuovo equilibrio. Essi sono in ordine cronologico, la Stanza della Segnatura (1508-11), la Stanza di Eliodoro (1511-14), la Stanza dell'Incendio di Borgo (1514-17), i cartoni per gli arazzi della Cappella Sistina (Londra, vam), la Sala dei Chiaroscuri o dei Palafrenieri (1517, parzialmente distrutti nel 1558 e restaurati due anni dopo dagli Zuccari), le Logge (1517-19), complesso sistema decorativo, concepito da Raffaello Sanzio, di ornati e di storie bibliche, la cui esecuzione fu un'esperienza fondamentale per gli artisti che terranno il campo nei decenni seguenti e non solo a Roma diffondendo e continuando la «maniera raffaellesca». Infine l'urbinate fu incaricato di decorare la Sala di Costantino: anche per quest'altra, straordinaria impresa occorre distinguere fra progetto e realizzazione, quest'ultima dovuta a Giulio Romano e Giovan Francesco Penni, eredi diretti dello studio, che la eseguirono dopo la morte di Raffaello Sanzio (1520-24), alla cui mano potrebbe tuttavia spettare l'esecuzione di almeno una figura, quella della Giustizia. Negli ultimi anni, Raffaello Sanzio fu costretto, a causa dei numerosi incarichi affidatigli, a ricorrere sempre piú largamente ai suoi collaboratori, in particolare a Giulio Romano e a Gian Francesco Penni. Già sovraccarico di richieste di dipinti, nel 1514, alla morte di Bramante, egli fu nominato Architetto della Fabbrica di San Pietro per divenire nel 1515 sovrintendente alle antichità di Roma. Nelle serene visioni della Stanza della Segnatura, nella costruzione ideale dello spazio e nel colore divenuto luce che lo misura sono insieme presenti l'eredità umbra e pierfrancescana e un nuovo grandioso respiro che ormai è solo di Raffaello Sanzio. Nella Stanza di Eliodoro, Raffaello Sanzio esplora le possibilità drammatiche dello stile classico non soltanto attraverso il movimento che anima episodi quali la Cacciata di Eliodoro dal Tempio e L'incontro di Attila e Leone Magno, ma come nella Liberazione di san Pietro dal carcere e nella Messa di Bolsena, anche utilizzando gli effetti di luce e di ombra. Nella Stanza dell'Incendio di Borgo l'insieme risulta meno unitario che nelle altre stanze, mentre è evidentemente piú forte l'interesse per il movimento e per una nuova complessità della rappresentazione sia nell'Incendio di Borgo sia nell'Incoronazione di Carlo Magno. Del tutto diversa l'atmosfera dei sette cartoni che rappresentano alcuni episodi degli Atti degli Apostoli (Londra, vam), preparatori per gli Arazzi degli Atti degli Apostoli (Musei Vaticani), dove la misura classica raggiunge una pienezza quasi astratta. Le Logge, al contrario, imprimono nuova vita al patrimonio ornamentale dell'antico.

Le committenze Chigi

Il banchiere senese Agostino Chigi (1465-1520), personalità di prima importanza a Roma, fu dopo il papa il principale mecenate di Raffaello Sanzio. L'artista dipinse l'affresco con il Trionfo di Galatea (1511) per la villa del Chigi alla Lungara, poi detta la Farnesina, progettata da Baldassarre Peruzzi. Raffaello Sanzio fu incaricato anche della decorazione della cappella di famiglia in Santa Maria della Pace dove dipinse le Sibille (1514), e progettò per l'altare la Resurrezione di cui aveva eseguito disegni, e della intera realizzazione della cappella funeraria in Santa Maria del Popolo. Per quest'ultima egli fornì il progetto architettonico, i disegni per i mosaici della cupola (Eterno Padre e i Pianeti, 1516) e per la statua di Giona scolpita da Lorenzo Lotti detto Lorenzetto. Raffaello Sanzio lasciò incompiuta la decorazione delle due cappelle; un altro insieme, gli affreschi delle volte della Loggia di Psiche alla Farnesina, eseguiti nel 1517, nonostante l'esecuzione in gran parte non autografa e le alterazioni subite nel tempo, restano un modello ineguagliabile della decorazione di villa nel rinascimento.

Dipinti di soggetto sacro, pale e ritratti

Nei dodici anni che egli trascorse a Roma non trascurò il genere di opere che lo aveva tanto occupato in precedenza: pale d'altare, quadri di devozione e ritratti. La Madonna di Foligno (1511-12: pv, commissionata da Sigismondo de' Conti per Santa Maria in Aracoeli), la Madonna Sistina (1513- 14: Dresda, gg), per la chiesa benedettina di San Sisto a Piacenza, la Santa Cecilia (1514: Bologna, pn, il cui patrocinio ebbe origine nella cerchia spirituale della beata Elena Duglioli e dei canonici regolari di San Giovanni in Monte a Bologna), la Madonna del pesce (1514 ca.: Madrid, Prado), l'Andata al Calvario o Spasimo di Sicilia (1517: ivi) sono esempi di una pittura sacra assurta a un nuovo dominio, alto e intenso, dell'espressione; a un'arte sovrastorica del rappresentare il dogma che cresce con il grandeggiare dell'invenzione e con la sonorità profonda del colore, fino al sublime apice della Trasfigurazione (1517-1520: Roma, pv) commissionata dal cardinale Giulio de' Medici (poi Clemente VII) per la Cattedrale di Narbona, ancora incompiuta al momento della morte dell'artista ed esposta sopra il suo catafalco. Analogamente, nei quadri sacri di destinazione privata, Raffaello Sanzio abbandona la maniera semplice, naturale e serena, tipica della fase fiorentina, per un'animazione piú complessa che si riflette in un nuovo dinamismo delle composizioni: la Madonna del diadema (Parigi, Louvre), la Madonna d'Alba (Washington, ng) e soprattutto la Madonna della seggiola (Firenze, Uffizi) e la Madonna della tenda (Monaco, ap), opere in cui le immagini si accostano ed entrano in rapporto grazie a una scienza dell'armonia ormai senza pari. Nella Sacra Famiglia di Francesco I (Parigi, Louvre), datata 1518, questo stile raggiunge una misura monumentale. Raffaello Sanzio trasfuse la stessa immaginazione e la stessa forza nei suoi ritratti, che occorrerebbe citare singolarmente dato che l'artista inventa ogni volta nuove soluzioni (Ritratto di cardinale: Madrid, Prado; Giulio II: Londra, ng; Tommaso Inghirani: Firenze, Pitti). All'apice del genere: il ritratto di Baldassarre Castiglione (1515 ca.: Parigi, Louvre), modello del gentiluomo umanista, e La Velata (1516 ca.: Firenze, Pitti) che ne è come l'equivalente femminile; Raffaello e il suo maestro d'arme (1518 ca.: Parigi, Louvre; l'identificazione del personaggio in primo piano come il maestro d'arme permane comunque incerta) e Leone X e due cardinali (1518-19: Firenze, Uffizi) testimoniano gli estremi interessi dell'artista per il ritratto a due o a tre personaggi di un taglio incredibilmente moderno e pieno di avvenire.

Storia dell’arte Einaudi