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VITA E OPERE DI RAFFAELLO SANZIO
Periodo romano:
i cicli decorativi vaticani (1508-20)
Chiamato da Giulio II Raffaello Sanzio si recò a Roma probabilmente
verso la fine del 1508. Egli svolge ora un'attività prodigiosa,
si circonda di allievi e di collaboratori, a capo di
una bottega popolata ed efficiente. Nel corso di questi
anni, nei quali il rinascimento giunge al suo apogeo, Raffaello Sanzio opera soprattutto per la Santa Sede (Giulio II, papa dal
1503 al 1513; Leone X, papa dal 1513 al 1521) ed esegue
in Vaticano grandiosi cicli decorativi. Ciascuno di essi
costituisce una unità, una tappa e una sintesi stilistica
poiché Raffaello Sanzio scopre ogni volta un nuovo equilibrio. Essi sono
in ordine cronologico, la Stanza della Segnatura
(1508-11), la Stanza di Eliodoro (1511-14), la Stanza dell'Incendio
di Borgo (1514-17), i cartoni per gli arazzi della
Cappella Sistina (Londra, vam), la Sala dei Chiaroscuri
o dei Palafrenieri (1517, parzialmente distrutti nel
1558 e restaurati due anni dopo dagli Zuccari), le Logge
(1517-19), complesso sistema decorativo, concepito da Raffaello Sanzio,
di ornati e di storie bibliche, la cui esecuzione fu un'esperienza
fondamentale per gli artisti che terranno il
campo nei decenni seguenti e non solo a Roma diffondendo
e continuando la «maniera raffaellesca». Infine
l'urbinate fu incaricato di decorare la Sala di Costantino:
anche per quest'altra, straordinaria impresa occorre distinguere
fra progetto e realizzazione, quest'ultima dovuta
a Giulio Romano e Giovan Francesco Penni, eredi diretti
dello studio, che la eseguirono dopo la morte di Raffaello Sanzio
(1520-24), alla cui mano potrebbe tuttavia spettare l'esecuzione
di almeno una figura, quella della Giustizia.
Negli ultimi anni, Raffaello Sanzio fu costretto, a causa dei numerosi
incarichi affidatigli, a ricorrere sempre piú largamente ai
suoi collaboratori, in particolare a Giulio Romano e a
Gian Francesco Penni. Già sovraccarico di richieste di
dipinti, nel 1514, alla morte di Bramante, egli fu nominato
Architetto della Fabbrica di San Pietro per divenire
nel 1515 sovrintendente alle antichità di Roma. Nelle serene visioni della Stanza della Segnatura, nella costruzione
ideale dello spazio e nel colore divenuto luce
che lo misura sono insieme presenti l'eredità umbra e
pierfrancescana e un nuovo grandioso respiro che ormai è
solo di Raffaello Sanzio. Nella Stanza di Eliodoro, Raffaello Sanzio esplora le possibilità
drammatiche dello stile classico non soltanto attraverso
il movimento che anima episodi quali la Cacciata di
Eliodoro dal Tempio e L'incontro di Attila e Leone Magno,
ma come nella Liberazione di san Pietro dal carcere e nella
Messa di Bolsena, anche utilizzando gli effetti di luce e di
ombra. Nella Stanza dell'Incendio di Borgo l'insieme risulta
meno unitario che nelle altre stanze, mentre è
evidentemente piú forte l'interesse per il movimento e
per una nuova complessità della rappresentazione sia nell'Incendio
di Borgo sia nell'Incoronazione di Carlo Magno.
Del tutto diversa l'atmosfera dei sette cartoni che rappresentano
alcuni episodi degli Atti degli Apostoli (Londra,
vam), preparatori per gli Arazzi degli Atti degli Apostoli
(Musei Vaticani), dove la misura classica raggiunge una
pienezza quasi astratta. Le Logge, al contrario, imprimono
nuova vita al patrimonio ornamentale dell'antico.
Le committenze Chigi
Il banchiere senese Agostino
Chigi (1465-1520), personalità di prima importanza a Roma,
fu dopo il papa il principale mecenate di Raffaello Sanzio. L'artista
dipinse l'affresco con il Trionfo di Galatea (1511) per la
villa del Chigi alla Lungara, poi detta la Farnesina, progettata
da Baldassarre Peruzzi. Raffaello Sanzio fu incaricato anche della
decorazione della cappella di famiglia in Santa Maria
della Pace dove dipinse le Sibille (1514), e progettò per
l'altare la Resurrezione di cui aveva eseguito disegni, e
della intera realizzazione della cappella funeraria in Santa
Maria del Popolo. Per quest'ultima egli fornì il progetto
architettonico, i disegni per i mosaici della cupola
(Eterno Padre e i Pianeti, 1516) e per la statua di Giona
scolpita da Lorenzo Lotti detto Lorenzetto. Raffaello Sanzio lasciò
incompiuta la decorazione delle due cappelle; un altro insieme,
gli affreschi delle volte della Loggia di Psiche alla
Farnesina, eseguiti nel 1517, nonostante l'esecuzione in
gran parte non autografa e le alterazioni subite nel tempo,
restano un modello ineguagliabile della decorazione
di villa nel rinascimento.
Dipinti di soggetto sacro, pale e ritratti
Nei dodici anni
che egli trascorse a Roma non trascurò il genere di opere
che lo aveva tanto occupato in precedenza: pale d'altare,
quadri di devozione e ritratti. La Madonna di Foligno (1511-12: pv, commissionata da Sigismondo de' Conti
per Santa Maria in Aracoeli), la Madonna Sistina (1513-
14: Dresda, gg), per la chiesa benedettina di San Sisto a
Piacenza, la Santa Cecilia (1514: Bologna, pn, il cui patrocinio
ebbe origine nella cerchia spirituale della beata
Elena Duglioli e dei canonici regolari di San Giovanni in
Monte a Bologna), la Madonna del pesce (1514 ca.: Madrid,
Prado), l'Andata al Calvario o Spasimo di Sicilia
(1517: ivi) sono esempi di una pittura sacra assurta a un
nuovo dominio, alto e intenso, dell'espressione; a un'arte
sovrastorica del rappresentare il dogma che cresce con il
grandeggiare dell'invenzione e con la sonorità profonda
del colore, fino al sublime apice della Trasfigurazione
(1517-1520: Roma, pv) commissionata dal cardinale Giulio
de' Medici (poi Clemente VII) per la Cattedrale di
Narbona, ancora incompiuta al momento della morte dell'artista
ed esposta sopra il suo catafalco. Analogamente,
nei quadri sacri di destinazione privata, Raffaello Sanzio abbandona la
maniera semplice, naturale e serena, tipica della fase fiorentina,
per un'animazione piú complessa che si riflette
in un nuovo dinamismo delle composizioni: la Madonna
del diadema (Parigi, Louvre), la Madonna d'Alba (Washington,
ng) e soprattutto la Madonna della seggiola (Firenze,
Uffizi) e la Madonna della tenda (Monaco, ap), opere
in cui le immagini si accostano ed entrano in rapporto
grazie a una scienza dell'armonia ormai senza pari. Nella
Sacra Famiglia di Francesco I (Parigi, Louvre), datata
1518, questo stile raggiunge una misura monumentale. Raffaello Sanzio trasfuse la stessa immaginazione e la stessa forza nei
suoi ritratti, che occorrerebbe citare singolarmente dato
che l'artista inventa ogni volta nuove soluzioni (Ritratto
di cardinale: Madrid, Prado; Giulio II: Londra, ng; Tommaso
Inghirani: Firenze, Pitti). All'apice del genere: il ritratto
di Baldassarre Castiglione (1515 ca.: Parigi, Louvre),
modello del gentiluomo umanista, e La Velata (1516
ca.: Firenze, Pitti) che ne è come l'equivalente femminile;
Raffaello e il suo maestro d'arme (1518 ca.: Parigi,
Louvre; l'identificazione del personaggio in primo piano
come il maestro d'arme permane comunque incerta) e
Leone X e due cardinali (1518-19: Firenze, Uffizi) testimoniano
gli estremi interessi dell'artista per il ritratto a
due o a tre personaggi di un taglio incredibilmente moderno
e pieno di avvenire.
Storia dell’arte Einaudi

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