Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma: foto e storia
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Basilica di San Giovanni in Laterano

Basilica di San Giovanni in Laterano
Basilica di San Giovanni in Laterano

Piazza di San Giovanni in Laterano, 4, Roma, Italia

Orario
Orario Basilica Tutti i giorni ore 7.00 - 18.30 (uscita entro le ore 18.45 )
Orario Chiostro 9.00 - 18.00 (Costo € 2,00)
Orario Museo della Basilica 10.00 - 17.30 (Tel. 06 69886409)
Orario Messe - Feriale: ore 7.00; 7.20; 8.00; 9.00; 10.00; 11.00; 12.00; 17.00; 18.00 (luglio e agosto ) - Festivo: ore 7.00; 8.00; 9.00; 10.00; 11.00; 12.00; 18.00

Sorge sugli avanzi della casa dei Laterani nella parte più meridionale del Celio. I Laterani possedettero quel palazzo sino a Plauzio Laterano console designato, il quale involta nella congiura dei Pisone contro Nerone, fu ucciso. Giovenale deplore quei tempi luttuosi che egli chiama tempora dira, nei quali egregias Lateranorum obsidet aedes tota cohors.

Più tardi il Laterano ebbe il nome di Domus Faustae e sotto Costantino era proprietà dell' imperatore, benchè Settimio Severo restituisse ad uno dei descendenti di Plauzio la casa dei suoi maggiori, cioè a T. Sestio Laterano console nel 197.

È ignota l' epoca precisa in cui una parte del Laterano fu trasformata in basilica cristiana e in abitazione del Papa: ma ciò accadde nei primi anni del secolo IV. Fino dall' anno 313 troviamo ceduta al Papa la Domus Faustae, ove Milziade raccolse il primo concilio della Chiesa trionfante contro i Donatisti.

La storia del Laterano cristiano si compenetra con quella dello svolgimento del cristianesimo in Roma, ne diviene come il simbolo, e può considerarsi siccome il glorioso Campidoglio della Roma di Pietro e di Paolo. La basilica costantiniana che diventò la cattedrale di Roma ed ebbe il primato sulle stesse basiliche vaticana ed ostiense consecrate dai trofei apostolici. Il primo grande restauro del Laterano fu compiuto circa il secolo decimo da papa Sergio III, un secolo innanzi che vi entrasse la grande Matilde per ratificare in quelle auguste mura la sua donazione a S. Pietro. Nel Laterano fu da Innocenzo III adunato il concilio in cui fu deposto Ottone ed intimata la quarta crociata, e nel Laterano echeggiò la voce del tribuno romano Cola di Rienzo.

Ma per non ingerire confusione nel lettore, descriverò partitamente e brevemente i tre grandi monumenti che compongono il Laterano, ciò la basilica, il palazzo pontificio, il battisterio e gli oratorî annessi. Sorgeva la basilica nel mezzo dei palazzi lateranensi: fu in origine di estensione non grande e di stile severo, a cinque navate sotenute da più file di colonne.

Fu dedicata a Cristo Salvatore, la cui immagine trionfale ivi la prima volta apparve mirabilmente alla luce del sole fuori delle catacombe innanzi al mondo romano; apparizione che nel medio evo fu intesa in senso miracoloso. Dopo il secolo IV al nome del Salvatore furono aggiunto quelli del Battista e dell' Evangelista, ai quali era stato dedicato presso il Laterano un convento di monaci benedettini. Ricca e splendida d' oro e di marmi, ad imitazione del palazzo de' Cesari, la basilica fu chiamata aurea.

Il libro pontificale ricorda i donativi dei quali Costantino l' arricchì, che in numero e splendore attestano la magnificenza imperiale del medio evo, e la storia e la favola s' intrecciarono insieme, cosicchè si disse, e poscia si scolpì nei monumenti della basilica lateranense, che in questa, insieme all' arca sull' alleanza, si conservavano le tavole della legge, il candelabro d' oro, il tabernacolo e le stesse vesti sacerdotali d' Aron.

Il primo gran danno fu subito dalla basilica nel saccheggio dei Vandali di Genserico, onde s. Leone il grande dovette reintegrare la chiesa danneggiata, come narra il libro pontificale, adornandone inoltre la tribuna. Adriano I (771-795) restaurò di nuovo con splendore la basilica alquanto decadente, che in quello stato pervenne fino a Sergio III, il quale pel primo la riedificò tutta a nuovo (a. 904-911) conservandone però le fondamenta e le dimensioni antiche. La primitiva basilica era totalmente distrutta, cosicchè sembrava impossibile recondi l' edifizio sullevestigia prisca. Questa ruina era accaduta l' anno 896. Si legge che in quel periodo nefasto in cui la basilica era ridotta un cumulo di sassi, la plebaglia di Roma andava frugando per quelle ruine e ne rubava gli orientale e i doni, ed altri oggetti preziosissimi di arte.

Adunque Flavio Costanzo Felice e sua moglie Padusia fra gli anni 428 e 430 arricchirono con lavori di musaico l' abside lateranense. Quei lavori perirono coll' abside, restituita nel 1291 da Niccolò IV.

Ma la basilica riedificata da Sergio, nella notte del 6 maggio dell' anno 1308 di nuovo rimaneva consumata da uno spaventoso incendio, e, caduto il tetto, le colonne furono spezzate e calcinate, ogni monumento ridotto in frantumi.

Il papa era allora Clemente V, il quale s' accinse alla riedificazione del tempio, che però non fu compito sotto di lui, ma nel seguente pontificato; non trascorse mezzo secolo e nel 1360 un altro incendio consumò di nuovo il Laterano; Urbano V si diè allora a rifabbricarlo affidando l' opera all' architetto senese Giovanni Stefani. La basilica d' Urbano nulla più conservò di quella di Sergio; oggi dell' epoca d' Urbano V perdura ancora il tabernacolo dell' altare maggiore: elegantissimo monumento architettonico di quell' epoca. I busti degli Apostoli Pietro e Paolo vi furono posti dallo stesso Urbano: Gregorio XI ne compì gli ornati che erano opera dell' artefice senese Giovanni Bartoli e costarono 30,000 fiorini: Carlo V di Francia li adornò di gemme che furono rubate nel 1434. Sul fine del secolo XVIII i repubblicani francesi rapirono quei preziosi monumenti, dei quali gli attuali, che furono rifatti nel 1804, non sono neppure fedele copia.

Grandiosi restauri nella basilica di Urbano prse a fare più tardi Martino V nei primi decenni del secolo XV, e poscia Eugenio IV, che riparato ancora il palazzo adiacente, scoprì in quei lavori, come narra il Biondo, camere antiche, pavimenti e statue bellissime. Egli fece però murare le colonne ed i pilastri. La fronte della chiesa in quegli anni mantenea ancora il tipo antico con tre finestre a sesto acuto e coll' imagine del Redentore Nelle pareti v' era rappresentata ad istruzione del popolo fedele la serie dei fatti principali dei due testamenti, dalla caduta d' Adamo fino alla morte del Salvatore. A queste scene erano d' ordinario desinate le grandi pareti delle basiliche cristiane, nelle quali il popolo fedele leggeva e meditava la sacra scrittura, o la storia ecclesiastica.

— La fronte era preceduta da un portico di sei colonne. Attiguo alla basilica v' era il patriarchio, formato d' un gruppo irregolare di edificî che giungevano fino al triclinio di Leone e si congiungevano coll' oratorio di s. Lorenzo detto Sancta Sanctorum: innanzi al palazzo s' ergeva la statua equestre di M. Aurelio, che Sisto IV vi aveva di nuovo collocato; presso il muro della città, Eugenio avea edificato un nuovo convento, ma invece della porta attuale v' era la vicina Asinaria fra due torri. Pochi furono quei pontefici successori di Eugenio IV fino ad Innocenzo X, che di nuove opere non arrichissero il Laterano; con tutto ciò il peso dei secoli gravava ormai troppo su quella basilica, e quest' ultimo pontefice ad imitazione di Sergio III, e di Urbano V la riedificò interamente affidando l' opera al Borromino. Clemente XII compì l' opera del Borromino, fece da Alessandro Galilei innalzare la nuova facciata, quale fu compiuta l' anno 1734.

Della basilica medioevale restano il pavimento d' opera cosmatesca, il tabernacolo ed il mosaico dell' abside, restaurata nel 1292 dal papa Niccolò IV, per opera dell' artefice francescano Giacomo di Turrita, che ebbe a compagno fra Giacomo da Camerino.

Leone XIII, il santo e dotto papa che siede ora sul trono di Pietro, emulando i suoi predecessori Sergio e Urbano, in tempi per la Chiesa difficilissimi ha testè con mananima impresa restituito al Laterano il suo splendore primitivo con magnifiche opere d' arte, che Roma ed il mondo intero ammirano, imperituro monumento del glorioso pontificato del nostro santissimo padre, il quale vi ha profuso circa 5 milioni di lire.

Narra il Mellini, che l' anno 1656 nel fondarsi la cappella che è in capo alla nave dei penitenzieri, si trovarono quaranta palmi sotto il piano della basilica i vestigî d' un grande edificiò costruiti pilastri di terra cotta e con pavimento di mattoni rossi, edificio che certamente era incorporate alle case dei Laterani.

Ancora il successore di Clemente V, cioè Giovanni XXII (a. 1316-1334) emulò il suo antecessore, e nei regesti dell' archivio segreto della s. Sede si legge la seguente notizia che qui fedelmente trascrivo: Angelo episcopo viterbiensi committitur quod summam 5000 florenorum auri quam Dominus Noster transmittit per societates Sabbattariorum et Romanacciorum (sic) de urbe primo opere fabrice ecclesie lateranensis diligenter convertat in opus predictum. Un numero grande di oratorî e monasterî erano adiacenti alla basilica in servizio di questa, di ciascuno dei quali ragionerò partitamente. Da quanto si è fin qui discorso risulta che la basilica odierna nulla più serba dello stile e delle proporzioni antiche. Abbiamo detto che la facciata era preceduta da un portichetto e da un atrio, che era adorna di mosaici a fondo d' oro, sul culmine della quale spiccava la figura del Redentore, mentre nella fascia sottostante v' erano quelle dei quattro profeti costruiti volumi dei loro vaticinî in mano.

L' atrio era circondato da colonne con fontane secondo l' uso dell' antichità. Nel porticale v' era l' oratorio di s. Tommaso, dedicato dal pontefice Giovanni XXII, destinato ad uso di sacrestia pontificia, sulla porta del quale si vedeva un dipinto del secolo X che rappresentava il papa nell' atto di indossare le vesti liturgiche; ivi si custodivano molte reliquie.

Nella biblioteca Barberini vi sono i disegni del secolo XVII dei musaici dell' antico portico: ivi era rappresentata la flotta romana sotto Vespasiano, l' assedio di Gerusalemme, la favolosa donazione di s. Silvestro, il battesimo di Costantino; musaici fatti forse nei restauri di Alessandro III (1159-1181).

In quel luogo era pure la celebre sedia balneare, oggi nel museo vaticano, di rosso antico, appellata stercoraria, sulla quale sedea il pontefice nell' atto dell' intronizzazione, e che prese quel nome perchè il coro durante la funzione cantava il versetto:Suscitans a terra inopem et de stercore erigerns pauperem. A ridicole fiabe, parto dell' ignoranza e della malvagità, dette origine quella sedia, le quali non miritano neppure l' onore della confutazione.

In quel portico v' erano nobilissimi sepolcri di papi e di illustri personaggi; poichè era solo nei portici delle basiliche romane che gli imperatori e i successori di Pietro, o i grandi benefattori della Chiesa, quasi ianitores apostolorum, ambivano d' essere sepolti, riserbandosi l' aule interne ai santi martiri e confessori. Ivi giacevano Giovanni X (914-928), Giovanni XII (956-963), Giovanni XIV (983-984), Alessandro II (1061-1073). Si conserva ancora nella basilica la lunga iscrizione metrica di quel sepolcro.

Ivi pure fu più tardi collocato il grande mare, che fu poi trasferito presso l' altare papale.

La porta maggiore era fiancheggiata dalle statue dei santi Pietro e Paolo, come custodi e vindici del sacro luogo. La basilica era da lunghe file di colonne divisa in cinque ampie navate, e le pareti ricoperte di pitture e di musaici erano illuminate da finestre ogivali. Per alcuni gradini si ascendeva alla nave traversa, oggi detta clementina.

Nel centro sorgeva l' altare circondato da plutei e transenne marmoree, entro al quale si custodiva ancora la tavola lignea sulla quale lo stesso Pietro, principe degli apostoli, come si ha tradizione, celebrò i divini misteri. In fondo all' altare si allargava la curva dell'abside, nel centro di questa v' era la sede papale fiancheggiata dai sedili del clero, e sopra quella con lettere d' oro in fondo nero si leggeva l' epigrafe che abbiamo già ricordato. Dietro l' altare girava un portico esagono detto leonino sostenuto da colonne, ove si leggeva la grande epigrafe ricordante la celebre visione d' Innocenzo III e la tabula magna di Leone X o registro delle reliquie.

Fra la basilica e le mura della città, ad oriente della prima si estendeva il grande monastero, dimora dei monaci che ebbero in custodia il sacro luogo, di cui rimane ancora il bellissimo chiostro lavoro del secolo XIII. Ancora questo insigne monumento dell' arte e della storia medioevale è tornato al pristino splendore mercè i restauri ordinati dal papa Leone XIII, ed oggimai condotti a termine. È circondato da portici di colonne tortili adorne di musaici e d' intarsî, e nel centro v' è il consueto pozzo; l' artista che compì quest' opera fu il marmorario romano Vassalleto.

Una epigrafe da me testè rinvenuta nella vicina Basilica di s. Croce in Gerusalemme, dimostra che quello stesso Vassaleto lavorò anche colà. Nel monastero distrutto v' erano atrî, portici, sale, archivi, biblioteche, oratorî, che il tempo e l' uomo nel volgere dei secoli han fatto scomparire. Al di qua della basilica, ciò dall' opposto lato del monastero si distendeva il grandioso palazzo dei papi, un vero labirinto di portici, di aule, di oratori, di stanze, di archivi e di triclini, i quali come oggidì il Vaticano formavano un grande borgo.

Il papa Zaccaria avea aggiunto nuovi edifizi alle fabbricche esistenti che rese più magnifiche. Edificò un portico guernito di una torre dinanzi alla fronte del palazzo, sotto il quale correva la via pubblica, un oscuro e ritorto viottolo che menava alla fronte maggiore della basilica ed alla porta asinaria della città. Il portico era adorno di pitture e da esso si saliva alla torre, dove trovavasi un triclinio, in cui erano dipinti a colori i paesi della terra. Dalla nave destra della chiesa per mezzo di una grande scala si ascendeva all' aula conciliare, la cui lunghezza eguagliava quella della moderna fronte del palazzo di Sisto V, aula avente dieci absidi, cioè cinque per lato e terminata nel fondo da una più ampia tribuna.

Verso la piazza settentrionale l' aula finiva con un loggiato coperto, costruito da Bonifacio VIII per uso della benedizione. E da quello l' anno 1300 fu annunziato il celeberrimo giubileo che trasse a Roma un infinito numero di pellegrini fra i quali l' Alighieri. Giotto sulle pareti di quella loggia rappresentò a colori quella scena importante, una delle più stupende composizioni del grande artista; oggi non ne rimane che un frammento portato nello interno della chiesa, in cui si vede il ritratto di Bonifacio VIII.

L' ingresso principale del grande palazzo era innanzi alla cappella detta Sancta Sanctorum, ove per una magnifica scala coperta da grandioso portico si accedeva alla parete centrale dell' edifizio. Alla destra di questa era la torre anxidetta di Zaccaria, presso alla quale v' era un altro ingresso al palazzo formato da tre scale, della quale la centrale diceasi di Pilato (Scala Santa), che menavano all' oratorio di s. Silvestro e a quello di s. Lorenzo (Sancta Sanctorum) in cui si custodivano innumerevoli reliquie, e che era la cappella del papa, la Sistina del Laterano. È l' unico oratorio che colle sue decorazioni del secolo XIII sia soppravvissuto alla generale ruina. Dei triclini, cioè le sale dei religiosi banchetti, espressione monumentale della carità e della fratellancza in G. C. dove i papi convitavano il clero ed i cittadini nelle feste solenni, il più splendido era quel di Leone III costruito sulla fine del secolo VIII.

Un ricordo ne resta nell' abside contigua all' oratorio della Scala Santa, ma il mosaico è copia dell' antico nè si trova al posto di quello, poichè il primitivo si trovava dalla parete opposta, cioè verso la facciata della basilica. Questa immensa mole di edificî fino al secolo XVI ricordavano ancora la loro passata grandezza, ma della loro distruzione più che darne colpa a Sisto V dobbiamo incolparne l' indole dei tempi, in cui si considerava più la grandiosità e la eleganza artistica, che il valore storico dei monumenti medesimi.

Testo tratto da: Le chiese di Roma dal secolo IV al XIX di Mariano Armellini pubblicato dalla Tipografia Vaticana 1891