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Foro di Augusto

Foro di Augusto
Foro di Augusto

Il Foro di Augusto che sorge lungo la bellissima via dei Fori imperiali, la lunga arteria di Roma che si estende per 850m e larga 30, sorge il Foro di Augusto, eretto a commemorazione della vittoria di Filippi nel 42 a.C. e dedicato a Marte Ultore cioè vendicatore di Cesare a Filippi dove perirono i suoi 2 uccisori Bruto e Cassio. Il foro è tutto scavato tranne nella parte anteriore dove si estendeva la piazza e dove si può ammirare alcune colonne del tempio di Marte Ultore, due resti di basiliche, e la Casa dei cavalieri di Rodi che caratterizza lo scenografico ambiente.

Svetonio racconta quindi che Augusto considerando che, per essere cresciuta la moltitudine degli uomini e moltiplicate le cause, i due descritti fori a ciò stabiliti non erano peranche capaci a dare sfogo a tutti gli affari, fece edificare un altro foro, nel quale vi pose un tempio dedicato a Marte Vendicatore; e prima ancora che fosse finito il tempio volle che i giudici tenessero ivi ragione. Inoltre osserva il medesimo scrittore che Augusto, per non guastare o togliere ai possessori le case che erano vicine, fece il foro di minor grandezza di quanto che si conveniva.

Ho giudicato quivi a proposito di seguire l'opinione del Palladio e dal Ch. Piale ultimamente confermata, nel riconoscere per avanzi di questo foro e del tempio di Marte le tre grandi colonne corintie con le antiche mura che rimangono nel luogo detto l'Arco dei Pantani; principalmente perchè questi resti non potevano formare un solo recinto con quelli che si conoscono avere appartenuto al foro di Nerva. Ai muri del recinto di questo foro, che si conoscono essere stati semicircolarmente disposti nei due lati, stavano attaccati i portici nei quali Augusto pose le statue di quei capitani che colle loro opere e virtù avevano reso grande l'impero Romano.

Una porzione di uno di questi portici curvilinei si trova segnata nel piccolo frammento della antica Pianta di Roma, conosciuto aver appertenuto al vicino foro di Nerva, di cui si fece menzione nella quarta regione. Sembra che la irregolarità, che presenta nella parte esteriore il muro del recinto di questo foro, sia stata prodotta dalla situazione delle case che Augusto non volle demolire.

Arco dei Pantani
Arco dei Pantani

Foro di Augusto

Nell'accesso al foro di Augusto, che era praticato in luogo dell'altra parte semicircolare del foro di Cesare, posto incontro alla anzidetta simile aggiunta, che comunicava col foro Romano, e distrutta evidentemente nello stabilimento dell'enunciato secondo foro, stava eretto uno di quegli archi denominati Giani, come venne indicato da Servio (36). Tanto sulla posizione di tale foro, situato di seguito all'anzidetto di Cesare, nel luogo ora detto in Pantano, quanto sulla pertinenza delle tre grandi colonne, superstiti nel luogo stesso, al celebre tempio di Marte Ultore eretto nello stesso foro da Augusto, e sulla principale forma del foro medesimo, ne sono state abbastanza riferite dichiarazioni nella esposizione storica e topografica sul foro Romano pubblicata nell'anno 1845, e ci ha offerto ampio argomento nella classe III della spesso citata opera sugli Edifizj di Roma antica. Pertanto d'uopo osservare che Augusto, volle stabilire intorno al tempio di Marte Ultore, da lui edificato, un foro ad uso pubblico, dopo di avere conosciuto che, per essere accresciuta la moltitudine degli abitanti di Roma e delle cause portate avanti ai giudici, i due fori, a ci destinati, erano divenuti insufficienti. E questo terzo foro, il quale fu aggiunto al Romano, Augusto lo destin per trattare gli affari giudiziali anche prima che il tempio venisse compito. Aveva egli fatto voto di tale tempio nella guerra sostenuta contro Rruto e Cassio per vendicare il padre; ed in esso aveva ordinato che fosse adunato il Senato per trattar delle guerre e dei trionfi 37 .

Arco dei Pantani
Arco dei Pantani

Augusto fu costretto a tenere il foro angusto per non togliere ai privati le proprie abitazioni 38 ; ed in suolo privato la iscrizione ancirana dimostra essersi innalzato tanto il foro che il tempio di Marte Ultore (39). Grandi portici stavano dall'una e dall'altra parte del tempio, che componevano la cinta del foro, e nei quali Augusto pose le statue dei principali capitani romani (40). Quindi nei due lati del tempio stesso stavano i due archi di trionfo che furono decretati dal senato in onore di Germanico e di Druso con le loro effigie (41). Laonde tutte queste opere dovevano rendere lcdifizio veramente sontuoso, e da potersi considerare tra le principali fabbriche di Roma. Ora del tempio rimangono soltanto tre grandi colonne corintie del peristilio laterale nel luogo detto in Pantano; e del foro esistono ancora alcune tracce del muro di cinta che componeva nei lati del tempio due aree semicircolari. Dalla irregolarit di forma, che aveva questa cinta nell'esterno, si viene a confermare quanto fu accennato da Svetonio su tal riguardo; cio che Augusto non aveva voluto distruggere le case dei privati per fare il suo foro pi grande. Laonde, mentre in allora esternamente si cerc di seguire la direzione di un'antica via che passava lungo la parte posteriore del tempio e del foro, si venne poi nell interno a dare una forma regolare e conveniente alla localit. Siffatta forma, oltre quanto si deduce dalle tracce superstiti, ci venne pure dimostrata dal Palladio, dal Lahacco, dal Serlio, e dagli altri architetti del decimoquinto secolo, che ne poterono \edere maggiori resti. Aveva il tempio nella fronte olio colonne, e nei fianchi corrispondevano i peristilj senza per il postico. Quando si voglia appropriare allo stesso tempio una delle effigie, che si hanno nelle medaglie di Augusto con la indicazione di Marte Ultore, e rappresentanti con qualche variet un piccolo tempio monoptero rotondo, di cui quella con i semplici trofei si deve appropriare al tempietto eretto antecedentemente dallo slesso Augusto sul Campidoglio, pu supporsi con molta convenienza che si sia voluto con quella effigie, avente unitamente ai trofei la immagine di Marte, rappresentare solamente la parte interna della grande nicchia che si conosce essere stata praticata nel fondo della cella, e che poteva essere decorata nella parte convessa in modo da rappresentare una edicola rotonda, ([naie vedesi effigiata nella citata medaglia. Ma su di ci non si hanno altre pi circostanziate notizie. Peòr a confermare siffatta opinione serve di documento quanto si trova registrato nella hen nota iscrizione ancirana, in cui vedesi indicalo essere state riposte alcune delle insegne riportate da Augusto nelle sue vittorie nel penetrale del tempio di Marte Ultore (42). Solamente in tale modo pu concordarsi la esposta attribuzione; giacche il medesimo tempio, avendo servito per le adunanze del senato, come si trova dichiarato da Dione e da Svetonio particolarmente, non poteva mai essere nella intera sua architettura ordinato a guisa di un piccolo tempio rotondo monoptero, come si volle far credere da alcuni moderni scrittori. D'altronde la pertinenza delle accennale tre superstiti colonne, al medesimo tempio di Marte Ultore. \ (Mino chiaramente contestata dalle ultime scoperte i\i l'alte; poich, conoscendosi da Svetonio che l'imperatore Claudio, mentre sta\a nel (oro di Augusto a giudicare le cause, inteso l'odore delle vivande destinate a servire per un solenne banchetto che preparatisi dai Sidii nel vicino tempio di Marie Ultore, lasciò il tribunale.e corse ad unirsi ai medesimi sacerdoti (43), si trov confermata tale notizia da una iscrizione scolpita sulla parte inferiore della superstite parete, in cui vedesi fatta menzione degli stessi Salii e delle loro mansioni (44). Rispetto al foro poi da osservare che esso doveva congiungersi in un lato a quello di Cesare, in modo che venivano insieme a formare quasi come un sol foro. Fu da questi fori che Ovidio, dirigendo il suo libro sul Palatino, faceva a lui conoscere che dal foro di Cesare avesse oltrepassato la via Sacra, il tempio di Vesta, e l'antica piccola reggia diNuma; poscia, indicandogli di domandare a destra, sarebbe a lui stato accennato esser ivi la porta del Palazzo, ed il tempio di Giove Statore (45).

Foro di Augusto
Foro di Augusto

La Compaggnia de Santi-petti

"Mattia! chi bbestie sciai nell’Osteria

che sse senteno urlà ccome li cani?"

"Sciò l’Arcàdichi e Argòlighi romani,

che un po’ ppiaggneno e un po’ ffanno alegria".

"E cche vvò ddì Arzigoghili, Mattia?"

"Vò ddì: ggente che ssa; bboni cristiani,

che ssull’arco dell’Arco de Pantani

te sce ponno stampà una libbraria".

"Ma cqui cche cce sta a ffà ttutta sta soma

de Cacàrdichi o dd’antro che jje dichi?"

"Fa una maggnata perch’è nnata Roma".

"Ahà, ho ccapito: sò li SANTI-PETTI,

che ttra lloro se gratteno, e l’Antichi

li suffragheno a ffuria de fiaschetti".

G.G.Belli