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Fontana delle Tartarughe

Fontana delle Tartarughe
Fontana delle Tartarughe

Essa appartiene al Rione XI., Sant'Angelo, e fu eretta nel 1585 dal magistrato romano co' disegni di Giacomo della Porta. Questa bella ed elegante fontana rimane sulla piazza Mattei, oggi denominata delie tartarughe proprio di contro alla porla che mette alla giunta fatta al ghetto degli ebrei da Leone Xll. Poco sopra al livello del piano vedesi una vasca cenlinata di travertini, entro cui è un basamento di marmo bianco a quattro faccia con suoi ornamenti: sul basamento posa una tazza rotonda d'ugual marmo con piede liscio e ben alto: ciascun angolo di esso basamento ha una statua in bronzo rappresentante un giovane tutto nudo: le quattro statue stanno in varie attitudini , tenendo ciascuna un piede sul capo d'un delfini, che sgorga acqua entro una sottoposta conchiglia di marmo bianco, e sollevando un braccio mostra di tenere una tartaruga di metallo sul labro della tazza superiore, quasi per farla bere. Tanto l'acqua che in questa tazza ricade dal gitto saliente, quanto quella che rigurgita dalle dette conchiglie va a riversarsi nella vasca inferiore. Tutto il monumento è chiuso in giro da spranghe di ferro, fermo in piccole colonne di travertino, e dalla parte del «filetto gli sta congiunto un aberevatoio in servizio del popolo, eretto dal Senato nel 1750.

Le statue di bronzo di cui sopra si è dello, furono modellale da Taddeo Landini, e riuscirono un'opera assai lodevole in ogni sua parte , laiche la fontana da esse adornala ne acquista molla bellezza. Alessandro VII, di casa Chigi , sempre intento a render più bellaRoma, procurò a questo pubblico edifizio un ampio e ben inteso restauro nell'anno 1661.

Testo tratto da: Roma nel 1838 di Antonio Nibby

Fontana delle Tartarughe

La splendida fontana detta "delle Tartarughe" è una creazione magica di Giacomo della Porta che fonde mirabilmente acqua, architettura e scultura; essa risulta inoltre felicemente inserita in un angolo di Roma rimasto piuttosto simile al momento della sua costruzione. Nel 1570 una fontana doveva trovar posto nel vicino ghetto, in piazza Giudia, ma l'intervento della potente famiglia Mattei fece sì che essa venisse costruita qui (1581), mentre il ghetto ebbe la sua fontana, solo nel 1591 (vedi fontana di piazza delle Cinque Scole). Al centro di una ampia vasca quadrangolare, su un alto basamento quadrato, dai lati concavi, trovano posto quattro grandi conchiglie di marmo al di sopra delle quali quattro efebi di bronzo immobilizzano, ponendo loro un piede sulla testa, altrettanti bronzei delfini. Gli efebi, tutti nella stessa postura, alzano un braccio verso la sovrastante conca di marmo. La fontana, secondo alcuni, è da attribuire a Taddeo Landini, su progetto di Giacomo Della Porta nel 1581. Sicuramente il Landini è l'autore dei quattro efebi di bronzo che poggiano il piede su altrettanti delfini di bronzo e che avrebbero dovuto sospingerne altrettanti nel catino superiore: queste sculture non furono mai poste in opera in questa fontana perché andarono ad ornare la Fontana della Terrina allora situata in Campo de' Fiori ma che oggi si trova in piazza della Chiesa Nuova . Le bronzee tartarughe situate sul bordo del catino di bigio africano vennero aggiunte probabilmente dal Bernini durante i lavori di restauro eseguiti nel 1568. Le tartarughe hanno avuto, nei secoli, un carattere piuttosto "vagabondo", poiché varie volte sono scomparse dalla loro sede ma, fortunatamente, sempre ritrovate: l'ultima volta sembra che avvenne nel 1944, quando toccò ad uno "stracciarolo" (straccivendolo) ritrovarle e consegnarle in Comune. Quelle che attualmente si vedono sono delle copie, mentre gli originali si trovano ai Musei Capitolini.

Alla fontana si lega un episodio sicuramente leggendario anche se il protagonista è realmente esistito: uno dei tanti duchi Mattei, che abitava nel palazzo di famiglia (quello che si vede oggi dietro la fontana), era prossimo alle nozze. Ma il nobiluomo perse al gioco in una notte tutti i suoi averi e il futuro suocero, saputo il fatto, gli fece dire che il matrimonio non si sarebbe più celebrato. Il duca montò su tutte le furie e decise di dimostrare che, anche senza un soldo in tasca, era pur sempre uno dei signori più potenti di Roma, in grado di ottenere quel che voleva con la sola garanzia del nome. Fece così costruire in una sola notte, proprio davanti a casa sua, la splendida fontana e il mattino seguente invitò a palazzo la promessa sposa col padre. Scelse la finestra migliore per contemplare il capolavoro, fece affacciare gli ospiti ed esclamò: "Ecco cosa è capace di fare in poche ore uno squattrinato Mattei!". Riebbe la mano della ragazza, ma per dimenticare il tracollo e l'umiliazione subita fece murare la finestra, come ancora oggi appare.

Esistono anche altre versioni sulle origini di questo gioiello del tardo Rinascimento romano: la fontana, ad esempio, sarebbe stata realizzata per il cortile di un altro palazzo nobiliare, ma il duca se la sarebbe fatta prestare. Col tempo, poi, la collocazione sulla piazza da provvisoria sarebbe divenuta definitiva.