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2 - Arco di Costantino

L'Arco di Adriano e il riuso di Costantino

L'Arco di Costantino
L'Arco di Costantino

parte seconda

Tondi dell'età di Adriano sopra i fornici minori

Lato Sud da sinistra a destra

Lato Nord da sinistra a destra

Le scene si riferiscono ad episodi reali in cui Antinoo appare ragazzo e poi giovane. Costantino fece trasformare e riscolpire i ritratti di Adriano; con il proprio nelle scene di caccia e con il ritratto di Licinio nelle scene di sacrificio.
Questi ritratti sono tra le sculture migliori che sono state eseguite nel trecento, periodo di declino delle maestranze nell'arte scultorea. 

Gli otto tondi, la cui attribuzione ad un monumento adrianeo è un'acquisizione consolidata dopo il riconoscimento della presenza di Antinoo in due scene", costituiscono una delle peculiarità dell'Arco e della sua articolazione architettonica, ma rappresentano inoltre la serie di spogli tra i più studiati ed ammirati dell'intero complesso.
Essi rivestono un ruolo particolare anche nella logica del reimpiego costantiniano, che amplia e completa la serie inserendo i due clipei di So? e Luna sui lati brevi. Ma soprattutto costituiscono il cardine della nostra ricostruzione: riteniamo infatti che essi rappresentino l'unica serie di rilievi che sopravvivono dell'originario apparato iconografico del primitivo arco. Questa affermazione, che costituisce anche uno dei pilastri delle argomentazioni del Frothingham a sostegno dell'esistenza di un monumento più antico, riposa sulla constatazione, da noi verificata in ogni dettaglio, che tutte le alterazioni e le rilavorazioni dei monumentali medaglioni sono state prodotte da operazioni compiute attorno ad essi, quando già si trovavano in posto sull'Arco, cioè essi sono in posizione primaria, non appartengono alle spoglie introdotte da Costantino. L'aspetto manomesso che i tondi presentano dipende soprattutto dallo schiacciamento del profilo circolare in basso, e dalle rilavorazioni delle cornici; essi non presentano, diversamente da quanto affermato in passato, tracce di un duplice impiego. Le alterazioni sono state apportate per consentire attorno ad essi ['inserimento delle lastre di porfido. L'operazione, invece che essere realizzata in progetto, arretrando i blocchi, è eseguita abbassando il piano con strumenti grossolani, quindi quando i blocchi erano già in opera; le rilavorazioni delle cornici hanno lo scopo di consentire l'abbassamento dei piani circostanti e permettere la messa a sito delle lastre di rivestimento e anche di cancellare lacune, fratture, tratti mancanti, determinati dell'usura del tempo.
La pertinenza dei tondi adrianei all'edificio originario si deduce dal fatto che nei campi che li contengono l'apparecchio murario dei piloni dell'Arco è tessuto in un modo singolare, spiegabile soltanto in funzione della loro presenza: come elemento ricorrente si evidenzia la coppia di blocchi posti per ritto al centro di ciascun campo, nello spazio tra i due grandi clipei, predisposta per favorirne la difficile messa in opera e gli altri blocchi disposti con il lato maggiore in verticale, invece che in orizzontale.

Il tondo con il Leone.
L'osservazione diretta ha aggiunto un ulteriore elemento di notevole peso, che introduce una dirompente novità nella discussione dei significati del ciclo originario e del riuso costantiniano: nel tondo del lato nord con la caccia al leone la fiera sdraiata ai piedi dei personaggi è un'interpolazione costantiniana del testo adrianeo.
Mentre tutti i tondi presentano un esergo regolare completamente libero da figure, nel tondo con il leone la figura ferina occupa proprio questo spazio; i piedi dei personaggi negli altri tondi poggiano solitamente su una linea di terreno che è rappresentata secondo due diverse convenzioni: leggermente ondulata, per alludere al terreno naturale, o perfettamente piana, quando si tratta del calpestio di un ambito costruito. Il terreno del nostro tondo era in origine del primo tipo:
se ne scorge un tratto superstite nella porzione a destra di chi guarda, dove i personaggi ancora poggiano i piedi sopra il terreno originario, ma per l'incongruenza introdotta dalla rilavorazione costantiniana, la figura del leone in questo tratto non è adagiata sul terreno, ma è posta sotto un consistente spessore di terra che è marcato con lo stacco di un profondo solco di trapano; gli altri due personaggi, invece, calpestano la fiera distesa, la cui criniera, per il suo notevole volume, utilizza il profilo irregolare del piano di appoggio, che simula appunto le irregolarità di un percorso campestre. La lavorazione della criniera leonina, affidata a profondi solchi di trapano corrente, mostra palesi differenze rispetto ad altre criniere (dei cavalli, della pelle ferina di Eracle) che compaiono nelle figurazioni di altri tondi della serie; la prospettiva della potente testa ferina rinvia in modo diretto ad analoghe semplificazioni della resa volumetrica della chioma della fiera, quale ricorre nei sarcofagi di caccia al leone di età tetrarchico-costantiniana (ad esempio di Pisa, Sarteano, Spoleto, Catacombe di Callisto, San Sebastiano) o nelle figurazioni poste agli angoli dei sarcofagi tardoantichi a lénos".
Espungendo la caccia al leone dall'originaria serie adrianea si sfuma quella più marcata accentuazione del lato nord, quello verso la città, che viene pertanto restituita alle sottolineature del programma costantiniano e non al primitivo edificio.
I tentativi del Turcan di destrutturare il ciclo, per avvalorare l'ipotesi di una provenienza dei medaglioni dalla villa tiburtina di Adriano, restano del tutto congetturali, dato che nella villa di archi non v'è traccia. Quella operata da Costantino non è infatti una destrutturazione fisica, cioè determinata dallo spostamento di un'originaria sequenza e dalla sottrazione dal contesto monumentale originario, ma dall'interpolazione prodotta inserendo il leone atterrato nella serie primitiva.
Cancellando la caccia al leone dalla sequenza adrianea anche l'alternanza dei temi si ricompone, ma non su equilibri binari come vorrebbe il Turcan: si hanno infatti solo due cacce, una per ciascuna fronte, ed un evidente prevalere delle scene sacrali (4 contro 2 di caccia); si accentuano le corrispondenze nel percorso che, iniziando presso il pilone sud-ovest con la partenza, si conclude su quello nord-ovest trovando ora un contrapposto nel tondo depurato del leone, che è una scena di rientro, cui segue una nuova immagine della pietas imperiale.
Non hanno maggior fondamento gli argomenti vólti a sostenere che il numero dei tondi era maggiore degli otto reimpiegati da Costantino (nove o dieci) e quindi ancora che la loro originaria collocazione era altrove. In realtà la testa di Antonino Pio attribuita dal Bluemel ad uno dei personaggi acefali del medaglione con sacrificio ad Eracle non postula affatto un numero maggiore di tondi; quanto a quella velato capite dell'Antiquarium Farnese, che pure raffigura Antonino Pio, è evidente che essa può riferirsi solo ad un ciclo che, ritraendolo come sacrificante, celebra quest'ultimo e non Adriano.

di Alessandra Melucco Vaccaro tratto da: ADRIANO architettura e progetto volume sulla mostra del 2000 a Villa Adriana, Tivoli - Electa

L'Arco di Costantino
L'Arco di Costantino