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Ara Pacis Augustae

Ara Pacis Augustae
Ara Pacis Augustae

Gli scavi dell'Ara Pacis

Nel luglio 1903, iniziati i lavori, fu subito chiaro che le condizioni erano estremamente difficili e che alle lunghe poteva essere compromessa la stabilità del palazzo. Pertanto, esplorata circa metà del monumento e recuperati 53 frammenti, lo scavo venne interrotto. Nel febbraio 1937, il Consiglio dei Ministri in vista del bimillenario della nascita di Augusto decretò la ripresa dello scavo, con l'impiego di tecniche di avanguardia.

Tra il giugno e il settembre 1938 contemporaneamente allo scavo, si svolsero i lavori del padiglione, che avrebbe ospitato la ricostruzione dell'Ara Pacis sul Lungotevere. Il 23 settembre, il giorno stesso di chiusura dell'anno augusteo, Mussolini inaugurò il monumento. (vedi fonte)

La teca del 1937

Il 20 gennaio 1937 si iniziò a prendere in esame la possibilità di ricostruire l'altare; scartata l'ipotesi di ricomporre l'Ara in situ, dal momento che ciò avrebbe comportato la demolizione di palazzo Fiano-Almagià, vennero proposte la ricostruzione nel Museo delle Terme, la realizzazione di un Museo ipogeo presso l'Augusteo, la ricostruzione dell'Ara Pacis su via dell'Impero. Ma fu Mussolini a decidere la ricostruzione dell'Ara nei pressi del Mausoleo di Augusto, "sotto un porticato" tra via di Ripetta e il Lungotevere. Come è noto, l'Ara Pacis venne ricostruita all'interno di un padiglione su via di Ripetta in meno di un anno e mezzo. Il progetto definitivo, presentato al Governatorato nel novembre 1937, non fu interamente rispettato in fase esecutiva, probabilmente per il grande ritardo accumulato nella realizzazione dei lavori. Infatti alla Ditta Vaselli, vincitrice della gara per la realizzazione del contenitore, venne consegnato il cantiere solo a pochi mesi dal 23 settembre, data fissata per l'inaugurazione dell'Ara Paci e a Morpurgo, progettista del padiglione, non restò che accettare la semplificazione del progetto: cemento e finto porfido furono impiegati in luogo del travertino e del marmo pregiato, mentre il ritmo e l'andamento dei pilastri, sia in facciata che lateralmente, vennero cambiati.

Alla base del compromesso ci fu un'intesa non scritta, tra architetto e Governatorato, di ritenere provvisoria la sistemazione e di rimettere mano alla teca dopo l'inaugurazione. Ma la somma richiesta, l'incertezza dei tempi e la guerra già nell'aria renderanno irrealizzabile quanto programmato.

Negli anni del conflitto le vetrate furono rimosse e il monumento protetto da sacchetti di pozzolana, sostituiti in seguito da un muro paraschegge. Solamente nel 1970 la teca fu ripristinata. Roma, 23 settembre 1938. Veduta aerea del padiglione dell'Ara Pacis. Si nota, ancora incompleto, il muro delle Res gestae (vedi fonte ).

Roma. Alemanno e l'Ara Pacis: smonterò la teca.

Il neosindaco contro la struttura inaugurata da Veltroni. «Via la teca dell'Ara Pacis». Si riapre il caso. Alemanno contro l'opera di Meier. Ma l'architetto: è il terzo monumento più visitato. Sgarbi plaude al primo cittadino: «Ora mi sento vendicato». Fuksas: inutile abbatterla, condoniamola.

* LA VECCHIA TECA - La ricostruzione dell'Ara Pacis fu decisa in vista della ricorrenza, nel 1937-38, del bimillenario della nascita di Augusto. Venne realizzata nell'estate del 1938 all'interno del padiglione di via di Ripetta, edificato sulla base di un progetto dell'architetto Vittorio Ballio Morpurgo.

* Il monumento. L'Ara Pacis è stata voluta da Augusto nel 9 A.C. Venne costruito in una zona del Campo Marzio consacrata alla celebrazione delle vittorie.

* Il ritrovamento. Il recupero dell'Ara Pacis, iniziato nel XVI secolo, si è concluso quattro secoli dopo con la ricomposizione del monumento avvenuta nel 1938.

* La mensa. L'Ara Pacis è composta da un recinto che racchiude la mensa, l'altare sul quale si offrivano le spoglie animali e il vino.

* IL NUOVO EDIFICIO - Il progetto per il nuovo complesso museale dell'Ara Pacis è stato redatto dalla studio americano Richard Meier & Partners Architects. Ultimato dopo sette anni di lavori, è stato aperto al pubblico il 21 aprile 2006.

* Il padiglione centrale. Accoglie l'Ara, immersa nella luce diffusa dai lucernai e da ampi cristalli filtranti. Sono stati montati oltre 1.500 mq di vetro temperato, in lastre grandi fino a tre metri per cinque, tali da annullare l'effetto-gabbia e garantire la visibilità.

* Il vetro. Il vetro che racchiude l'Ara è composto da due strati ciascuno di 12mm, separati da una intercapedine di gas argon.

* Il travertino. Proviene dalle stesse cave da cui fu estratto per la realizzazione di piazza Augusto Imperatore negli anni Trenta.

* Il microclima. E' affidato ad un complesso impianto di climatizzazione. (vedi fonte)

L'Ara della Pace

Ma l'edificio piuimportante che egli abbia eretto e che rimane fra i piu insigni di tutta rantichita e senza dubbio l'Ara della Pace. E' noto conie. debellato Antonio alla battaglia di Azio, pacificate le Spagne, dato assetto alia repubblica, Augusto chiudesse il tempio di Giano Quirino che dalla sua fondazione una volta sola era stato chiuso. Si capira facilmente come il "buon Augusto" dovesse solennizzare questo avvenimento con un edificio che fosse al tempo stesso un ricordo del fatto e una manifestazione del suo spirito religioso. In processione i religiosi e i famigliari di Augusto seguiti da gran turba di popolo partirono dal tempio della dea Pale, sul Palatino, e sostarono ai principali santuari della citta fino al Campo Marzio, che allora era un luogo paludoso e scarsamente abitato. Qui era stata innalzata una intavolatura, dietro la quale si trovava un altare provv'isorio su cui vennero consumati i sacrifici. Tre anni dopo il luogo fu cinto di mura e i due architetti della Corte di Augusto — quel Sauros e quel Batrakhos che firmavano le loro opere con la rana e la lucertola, immagini dci propri nomi e che ritroviamo un poco in tutti i monumenti augustani — eressero I'edificio marmoreo che doveva custodire l'Ara della Pace. Oramai gli scavi intrapresi da Angelo Pasqui sulla scorta del Petersen e i frammenti gia portati alia luce e le tracce trovate dieci metri sotto terra ci permettono in parte di ricostruire il singolare edificio. Era questo un quadrilatero con una fronte di undici metri sopra una profondita di dieci, che formava il recinto marmoreo adorno di fregi e coronate da un prezioso bassorilievo. Una porta alta tre metri si apriva sulla facciata, in corrispondenza dell'ara, e dietro a questa una porticina minore serviva al passaggio delle vittime per il sacrificio. I marmi che rivestivano le pareti esterne erano tutti adorni di greche, di tralci e di viticci, fra i quali scherzavano piccoli mammiferi, uccelletti e rettili intagliati con quella finezza che non fu mai superata ne meno dagli artisti del rinascimento. E finalmente la parte superiore era coronata dal grande bassorilievo, dove si svolgeva la cerimonia dell'inaug-urazione dell'ara: i sacerdoti, i patrizii, i senator!, i cavalieri, il popolo che dal tempio della dea Pale scendeva alio steccato del Campo Marzio dove sarebbe dovuto sorgere il grande altare della Pace. Ognuna di quelle figure rappresenta un individuo che noi abbiamo conosciuto nelle pagine di Svetonio o di Tacito, nelle odi di Orazio o nelle ecloghe di Virgilio. E' la ricostruzione - o per essere più esatti - la rievocazione di quell'epoca gloriosa che aveva avuto i piu grandi artisti della storia romana e aveva udito i suoi piu grandi poeti cantare dietro il suggerimento della grandezza presente le imprese e i trionfi del passato. L'attivita edilizia dell'imperatore era stata dunque notevole : altrettanto doveva esserla quella dei suoi famigliari o dei suoi amici che dietro il suo esempio preparavano con edifici sontuosi la nuova metropoli del mondo. Fra questi vanno ricordati Ottavia, sorella amatissima di Augusto e moglie tenacemente e virtuosamente fedele di Antonio, che non seppe approfittare di quella sua appassionata divozione e la respinse quando piu utile ne sarebbe stato Taiuto : e Balbo e Marcello edificatori di teatri meravigliosi e Mecenate che fu forse il consigliere definitivo per l'accentramento dei poteri pubblici in mano dell'imperatore e che in seguito giovo a fargli accogliere i piu illustri intelletti del suo tempo e finalmente Marco Agrippa, la cui vita preclara e la cui rettitudine un poco sdegnosa non doveva salvarlo dalla tempesta di sangae che Tiberio seppe scatenare su Roma atterrita.

Diego Angeli - Roma

Decorazioni parietali e scultura a Roma

Abbiamo veduto che nell'architettura romana la parete ha la funzione di determinare lo spazio: concepita come limite o fondo, qualifica lo spazio atmosferico antistante allo stesso modo che il fondo di una piscina determina, per trasparenza, il colore dello specchio d'acqua. La qualità plastica della parete non è definita soltanto dalle membrature architettoniche, ma anche dalla decorazione plastica e, negli interni, pittorica. Poiché la parete non è sentita come una superficie solida, ma come una spazialità o una profondità immaginaria, non sorprende che su di essa vengano rappresentati, plasticamente o pittoricamente, aspetti della natura o eventi storici e mitologici.Lo spazio della parete rimane tuttavia uno spazio immaginario o ipotetico, un piano di proiezione: le immagini - architettoniche o naturalistiche - risentono ad un tempo della condizione imposta dal piano e della libertà concessa alla fantasia dell'artista dal fatto che quello spazio è, appunto, uno spazio immaginario. Un caso tipico è l'Ara Pacis Augustae, che si presenta come un quadrilatero di piani modellati: su alcuni è una teoria di figure a bassorilievo, su altri vi sono larghe volute di tralci di acanto. Il bassorilievo partecipa, con le sue parti più sporgenti, dello spazio naturale, atmosferico e luminoso; con i piani intermedi e più profondi, suggerisce il dissolversi di quello spazio fisico nella profondità illusoria e necessariamente abbreviata della lastra. I tralci d'acanto, a loro volta, sono bensì rilevati, ma sviluppati in volute ritmiche e cioè ricondotti al piano della parete. Questo è dunque concepito come un termine medio o di raccordo tra spazio naturale e spazio figurato o immaginario....

Il cosiddetto realismo, col quale si distingue il ritratto romano dall'ellenistico e dall'etrusco, si spiega almeno in parte con l'importanza che avevano, nel rito funerario del periodo repubblicano, le maschere di cera ricavate, per calco, dal volto dei defunti. Ma i busti-ritratti del I secolo a.C. non si limitano a riprodurre fedelmente le fattezze della persona, ne ricostruiscono figurativamente la biografia. Se il ritratto etrusco tende a prolungare idealmente la vita oltre la morte, il ritratto romano è rivolto, per così dire, all'indietro e tende a rivelare nell'immagine presente il tempo vissuto, il passato. Per il romano il valore della persona si identifica con la sua storia, con ciò che ha fatto, con l'esperienza compiuta. Molto più dei caratteri psicologici l'artista cerca nel volto del modello la traccia lasciata dagli eventi vissuti: in questo senso può dirsi che la ritrattistica romana si avvicina alla storiografia o, quanto meno, è un modo di assicurare al personaggio la sopravvivenza in un aldilà che non è Eliso né Erebo, ma la memoria dei famigliari o dei cittadini. È facile ritrovare nell'impianto del ritratto romano la compattezza volumetrica e la saldezza plastica dell'etrusco e perfino la tendenza idealizzante del greco; ma proprio perché il nucleo dell'immagine è unitario e simmetrico, il minimo scarto dalla simmetria, come il lieve inarcarsi di un sopracciglio o una piega appena percettibile all'angolo della bocca, basta a dare alla figura una sicura, sorprendente somiglianza. Questa non viene meno neppure nei ritratti ufficiali, come nel I secolo d.C. quelli di Augusto, anche se destinati a fissare e diffondere un'immagine ideale: la figura dell'imperatore è figura per eccellenza storica, quindi la più adatta ad essere espressa nella statua intesa come celebrazione storica. Lo stesso interesse per la storia, come succedersi di eventi, si nota, già in epoca repubblicana, nei bassorilievi "a narrazione continua" , in cui i successivi momenti di un fatto vengono rappresentati senza interruzione, spesso con la ripetizione delle stesse figure e con effetti di profondità illusoria che derivano verosimilmente dalla pittura ellenistica.

Alla fine del I secolo a.C. un monumento ben conservato ed ora ricomposto rivela chiaramente i caratteri e le tendenze della scultura augustea. La Ara Pacis Augustae, dedicata nel 9 a.C., è un recinto quadrato intorno all'altare del sacrificio: sulle pareti esterne sono esposti (e verrebbe fatto di dire affissi) rilievi rappresentanti il conventus della famiglia imperiale e dei grandi dignitari alla cerimonia della consacrazione. Viene spontaneo il confronto di questa teoria di personaggi con il fregio fidiaco del Partenone: non tanto ci sorprenderà che togate personalità ufficiali abbiano preso il posto della fiorente gioventù ateniese, quanto il fatto che le figure sono ordinatamente disposte su piani paralleli in profondità. La prospettiva è in funzione di una gerarchia

simbolica, che porta in primo piano i personaggi più importanti, spesso determinandoli come ritratti, e allontana le figure minori, che appaiono, appena delineate dal rilievo bassissimo, sul piano del fondo. Le figure sono rappresentate immobili, quasi senza gesto, una accanto all'altra: non c'è ritmo, ma soltanto cadenza. Il chiaroscuro è leggero, uniformemente graduato, favorito dalla blanda frequenza delle pieghe ricadenti dei panni.

Argan - Storia dell'Arte Italiana

ARA DELLA PACE E DELLA FORTUNA REDUCE DI AUGUSTO

Ritornando a considerare la parte del Campo Marzio sottoposta al detto colle degli Orti, si rendono necessarie alcune notizie sulla parte della Via Flaminia che traversava lo stesso Campo; perché lungo la medesima si accennano essere stati eretti sontuosi monumenti. E primieramente d'uopo far menzione delle are della Pace, e della Fortuna Reduce, che tutte e due si attribuiscono ad Augusto; poiché, sapendosi che questo imperatore imprese per proprio conto a ristabilire la via Flaminia, si viene a conoscere che le indicate are dovevano essere collocate lungo il medesimo tratto della via che traversava il Campo marzio; giacch precisamente nello stesso Campo sono indicate esistere tanto nella iscrizione ancirana quanto negli antichi calendari.

Indicazione topografica di Roma antica - Luigi Canina