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Acquedotto Claudio

Acquedotto Claudio
Acquedotto Claudio

Roma gli apparì distesa come in una mappa o in un plastico: fumava appena, a porta San Paolo: una prossimità chiara d'infiniti penzieri e palazzi, che la tramontana avea deterso, che il tepido sopravvenire di scirocco aveva dopo qualche ora, con la cialtroneria abituale, risolto in facili imagini e dolcemente dilavato. La cupola di madreperla: cupole, torri: oscure macchie de' pineti. Altrove cinerina, altrove tutta rosa e bianca, veli da cresima: uno zucchero in una haute pâté, in un mattutino di Scialoia.

Pareva n'orologgione spiaccicato a terra, che la catena de l'acquedotto Claudio legasse... congiungesse... alle misteriose fonti del sogno.

Carlo Emilio Gadda

ACQUEDOTTO DELLE ACQUE CLAUDIA E AMENE NUOVA

. La cinta delle mura di Aureliano in vicinanza della porta Prenestina trovasi per intero formata negli archi del grande acquedotto che portava le due distinte acque denominate l'una Claudia e l'altra Aniene nuova. E siccome la stessa porta si vede praticala in uno dei due archi del grande monumento, edificato per decorare e rendere maggiormente ampio il trapasso delle due vie che poco avanti si separavano, luna diriggendosi verso Preneste, si diceva Prenestina. e l'altra verso Labico, era denominata Labicana; così nell'altro arco esisteva la porta Labicana accanto alla Prenestina nella sopraindicata cinta di Aureliano; mentre tutte e due erano state sostituite alla porta Esquilina nelle mura di Servio. Le suddette due porte, che stavano costrutte entro ai due archi maggiori dell'acquedotto, vennero ultimamente demolite per scuoprire lo stesso monumento; quindi fu collocata in un muro moderno di cinta la iscrizione seguente scritta in onore di Arcadio ed Onorio per il ristabilimento delle mura, torri e porte fatto da Flavio Stilicone. Al di sopra di siffatto grande monumento vedonsi s'indora esistere gli spechi delle acque anzidette, e nelle due li'onti si leggono le seguenti importantissime iscrizioni qui trascritte di seguilo por adattarsi al sesto della pagina. La prima di esse a enne posta da Claudio, s per la condotta dell'acqua distinta col suo proprio nome, s per quella denominata Aniene nuova onde distinguerla dall'altra egualmente dedotta dall' Aniene nei tempi anteriori, come e dichiarato da Frontino. La continuazione di questo acquedotto poi si vede tracciala dai resti che avanzano dall'una e dall'altra parte. Dal lato destro si vedono distaccarsi gli archi ncroniani che giungono sino sul Celio presso la chiesa dei ss. Giovanni e Paolo, ove stava il tempio di Claudio, vicino al quale, secondo Frontino, gli archi di questa diramazione terminavano. Una parte degli archi dell'anzidetto acquedotto servono ora per sostenere lo speco dell'acqua Alessandrina denominata Felice, che venne condotta in livello inferiore alla Claudia, e perci fu traforato il suo speco entro il masso sorretto dai medesimi archi con pregiudizio del monumento.

Acquedotto Claudio
L'Acquedotto Claudio nelle prime immagini del film La Dolce Vita di Federico Fellini

Sorgenti dell'acqua Claudia.

Proseguendo il cammino, si lascia a destra un antico diverticolo; quindi si giunge ad un bivio formato dalla strada, per la quale si è camminato finora, e che poco dopo si univa alla Valeria, e a sinistra dalla via moderna di Subiaco; la via Sublacense antica, che si raggiunge sotto Austa, seguiva una direzione più vicina, e più parallela al fiume Aniene, vedendosi ancora una colonna milliaria col numero XXXVIII., e col nome dell'Imperadore Trajano, che avea ristaurato la via, esistente al suo posto. Si passa un ruscello, nel quale le acque delle sorgenti della Marcia si scaricano nell'Aniene, quindi un altro rigagnolo, e poi a destra della via moderna, e per conseguenza a sinistra dell'antica via Sublacense si veggono sette sorgenti di acque limpide, le quali, come vedremo, appartengono alla Claudia, e al ramo dell'acqua Augusta aggiunto in supplemento alla Marcia. Di quest'ultimo così parla Frontino nel I. libro degli Acquedotti: Idem Augustus in supplementum Marciae, quoties siccitates agerent, auxilio aliam aquam ejusdem bonitatis, opere subterraneo perduxit usque ad Marciae rivum, quae ab inventore appellatur Augusta. Nascitur ultra fontem Marciae, cujus ductus donec Marciae aecedat efficit passus DCCC. Questi caratteri coincidono perfettamente colla prima di queste sorgenti, la quale nasce di là dalla Marcia, ed è circa 800 passi distante dal suo rivo; d'altronde siccome Frontino in un altro luogo afferma, che fu poi unito alla Claudia, ciò mostra, che debba trovarsi fra le due acque, cioè fra la Marcia, che vedemmo ove era, e fra la Claudia, che or ora vedremo ove fosse. Alla Claudia appartennero tutte le altre sorgenti, che quindi si trovano, ma soprattutto la terza, e la quarta in ordine di posizione, contandovi l'Augusta, le quali erano i due fonti Ceruleo, e Cruzio, che principalmente formavano l'acqua Claudia. Claudia, dice Frontino, concipitur via Sublacensi ad milliarium XXXVIII. diverticulo sinistrorsus intra passus CCC. ex fontibus duobus amplissimis, et speciosis, Coeruloque qui a similitudine appelltus est, et Curtio. Accipit et eum fontem qui vocatur Albudinus, tantae bonitatis, ut Marciae quoque adiutorio quoties opus est ita sufficiat ut adjectione sui nihil ex qualitate ejus mutet. Augustae fons, quia Marciam sibi sufficere apparebat in Claudiam derivatus est, manente nihilominus praesidiario in Marciam, ut ita demum Claudiam aquam adjuvaret Augusta si eam ductus Marciae non caperet. Il ritrovare le sorgenti della Claudia non riesce difficile; conviene in primo luogo portarsi sopra l'antica via Sublacense, che è poco distante, e camminando per quella, dopo circa un miglio si trova al suo posto il miglio XXXVIII. citato di sopra, dove secondo Frontino si deve voltare a sinistra, e dopo CCC. passi si trovano i due fonti Ceruleo, e Curzio, come quell'autore li descrive. La Claudia, secondo Frontino stesso poco sopra, e Svetonio al capo XX. della vita di Claudio, era stata cominciata a condottarsi da Caligula nel Consolato di Marco Aquilio Giuliano, e Publio Nonio Asprenate l'anno 790 di Roma, cioè 37 anni dopo l'era volgare. Claudio continuò, finì, e dedicò questa opera l'anno 800 di Roma ai 27 di Luglio, cioè l'anno 47 dopo Gesù Cristo. La magnificenza di questo acquedotto sorpassò tutti gli altri, dicendoci Plinio nel XV. del XXXVI.: Vicit antecedentes aquarum ductus novissimum impendium operis inchoati a C. Caesare, et peracti a Claudio. Quippe a lapide quadragesimo ad eam excelsitatem, ut in omnes urbis montes levarentur influxere Curtius atque Coeruleus fontes. Erogatum in id opus sestertium ter millies. In questo passo merita di essere avvertito, che Plinio dicendo a lapide quadragesimo ha parlato genericamente, non che fossero le sorgenti realmente 40 miglia distanti da Roma, ma 38, secondo che osservammo in Frontino, e siccome il fatto stesso lo mostra. L'acquedotto avea 46 miglia di giro.

L'ottava acqua, condotta a Roma, era quella denominata Claudia dall'imperatore Claudio, che imprese ad eseguire l'opera nell'anno 789, e la port a compimento nell'anno 803. Nello stesso tempo e dal medesimo imperatore fu portata in Roma 1 acqua denominata Aniene nuova per distinguerla dall'altra gi per lavanti condotta; e tutte e due furono sostenute in vicinanza della citt a molta altezza sopra i medesimi archi in modo che lo speco dellAniene nuova slava pi in alto di quello della Claudia, come, oltre l'autorit di Frontino, trovasi anche autorevolmente dimostrato dal monumento principale delle stesse acque che esiste ben conservato sopra la porta Maggiore e preso a dimostrare nella descrizione della regione V. Gli archi di tali acque riunite avevano termine sullEsquilino dopo gli orti Pallanziani esistenti nella medesima regione. Una parte per dell acqua Claudia dal luogo denominato la Speranza vecchia veniva portata sopra gli archi Neroniani sino sul Celio, i quali terminavano in vicinanza del tempio di Claudio descritto nella regione IT. La parziale quantit di acqua, trasportata con tale mezzo, era distribuita sullo stesso monte Celio e sul Palatino ed anche nella regione Transtiberina: ma poi tutta la quantit delle medesime due acque, ch'era condotta entro la citt, si distribuiva per tutte le quattordici regioni

ACQUEDOTTI DELLE ACQUE CLAUDIA, ANIENE NUOVO, MARCIA, TEPULA E GIULIA.

- Una delle maggiori magnificenze Romane furono gli acquidotti, per i quali furono derivate sopra dieci acque diverse, e che riunite avrebbero formato un volume di acqua pari a quello, che ha la Senna in Parigi in corso ordinario. Nel parlare di sopra (p. 137. e seg.) degli acquidotti esistenti fu dato qualche cenno sulla provenienza antica di alcune acque. Ora però parlando soltanto degli edifici, ci faremo ad osservare quello grandioso che si osserva sopra la porta Maggiore o Prenestina, il quale fu eretto per dar passaggio alle suddette acque e siccome in varie epoche ebbero luogo questi lavori, così miste si vedono le costruzioni, tutte però solidissime, e di proporzioni e forme atte all'ufficio loro. Per tal ragione è difficile il precisare l'epoca esatta di quelle diverse opere, e solo potremo dire che il suo uso è a foggia di castello o bottino, dove le dette acque separatamente confluivano, e di dove poi andavano a dividersi per la città. La fabbrica è tutta formata di grandi massi di travertino ben tagliati, e commessi insieme senza cemento alcuno, e due archi davano passaggio alle vie prenestina e labicana. In questo castello confluivano le acque suddette, delle quali la più antica fu l'

Aniene vecchio. - Vi fu condotta da Manio Curio Dentato, e da Lucio Papiri, Censore, Censori l'a. di Roma 481., e derivavasi dall'Aniene detto volgarmente Teverone, 20 miglia sopra Tivoli.

Tepula. - L'a. di Roma 628 nel consolato di Marco Pluzio Ipseo, e di Marco Fulvio Fiacco fu condotta quest'acqua da Gneo Servilio Copione e da Lucio Cassio Lungino Censori, tolta ad undici miglia sulla via Latina.

Marcia.- Quinto Marzio Pretore la introdusse in Roma in tempo di sua pretura derivandola da presso il lago Fucino: Agrippa ristabilì l'aquidotto.

Giulia. - Nasceva nel campo Lucullano a 12 miglia da Roma sulla via Latina, e la condusse Marco Agrippa nel secondo consolato di Angusto cioè nel 721 di Roma, e si disse Giulia dal nome del suo inventore.

Claudia. - Ne cominciò l'acquidotto Caio Caligola, e fu compito da Claudio suo successore, e derivavasi da due fonti Ceruleo o Curzio lungo la via Sublacense.

Aniene nuovo. - Lo stesso Claudio vi unì ancora l'acquidotto dell'Aniene nuovo, acqua presa dal Teverone per la via di Subiaco, 42 miglia lungi da Roma, ed il suo acquidotto fu rifatto da Frontino per ordine di Nerva, come egli narra nell'opera sua intorno gli antichi acquidotti.

Queste acque in varie epoche confluirono tutte al castello di Porta Maggiore, vennero spesso unite, e quindi separate, e gl'Imperatori ne restaurarono più volte gli acquidotti, come può rilevarsi dalla varietà delle costruzioni che si vedono nei tratti, che solcano da ogni parte l'agro romano. Nel castello della porta Maggiore si leggono ancora le memorie scolpite di cotesti vantaggi. La prima è la seguente di Claudio:

Ti Claudius Drusi F. Caesar Augustus Germanicus Pontif. Maxim. Tribunicia Potestate XII. Cos. V.. Imperator XXVII. Pater Patriae: Aquas Claudiam ex fontibus, qui vacabantur Caeruleus et Curtius a Milliario XXXXV. item Anienem Novam a Miliario LXII. sua impensa in Urbem perducendas curavit. -

Quest'epigrafe ci dà la data dell'a. 51. dell'era nostra.

Questa che siegue è di Vespasiano che dopo 9. anni d'interruzione ristabilì l'acquidotto: Imp. Caesar Vespasianus August. Pontif. Max. Trib. Pot. II. Imp. VI. Cos. III. Desig. IV P. P. Aquas Curtiam et Caeruleam productas a Divo Claudio et postea intermissas dilapsasque per annos novem sua impensa Urbi restituit. E ciò avvenne l'a. 71. dell'era volgare. L'Imperatore Tito Vespasiano volle finalmente rifare e nuovo l'acquidotto suddetto e di ciò fece scolpire memoria nel castello con quest'epigrafe:

Imp. T. Caes. Divi Fil. Vespasianus Augustus Pontifex Maximus. Tribunic. Potestate. X. Imperator XVII. Pater Patriae Censor. Cos. VIII; Aquas Curliam et Caeruleam perductas a divo Claudio, et postea a divo Vespasiano Patre suo Urbi restitutas cum a capite aquarum a solo vetustate dilapsae essent nova forma reducendas sua impensa curavit.

Il consolato ottavo di Tito cade l'a. 80.

Ora queste acque sono del tutto perdute, e degli antichi acquidotti fece uso in parte Sisto V. allorchè condusse in Roma l'acqua Felice, che già disopra vedemmo (p. 137). Sopra l'arco che dava accesso alla via Labicana si leggeva l'iscrizione d'Onorio che ricorda il restauro fatto alle mura, già da noi pubblicata (p. 42). Ora mercè le cure del Regn. Pont. questo superbo prospetto, che può riguardarsi come uno dei più magnifici monumenti romani viene ad essere disgombrato dei turpi accessorii, che nei secoli di barbarie vi erano stati addossati, e vedesi tornato alla sua primitiva forma.