i Tesori di Roma

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IL GIANICOLO

Piazzale Aurelio
il Faro del Gianicolo
il cannone
Piazzale Aurelio
Piazzale Aurelio
il Gianicolo

Faro del Gianicolo

Foto dello sparo del cannone a mezzogiorno g73

Piazzale Aurelio g1

Piazzale Aurelio g79

Marionette al Gianicolo 14

Via Porta San Pancrazio

Via Porta S. Pancrazio 1

la quercia del Tasso

Quercia di Torquato Tasso

Fontana di Via Porta San Pancrazio

Fontana di Via Porta San Pancrazio 1

Via di san Pietro in Montorio

Via di san Pietro in Montorio 6

GIANICOLO (Monte) XI

II-12. —Giano, re degli Aborigeni, accolse Saturno, cacciato dal cielo, dal quale ebbe il dono di leggere il futuro; e la tradizione reca che qui costruisse una città. — (Duruy) <Alcuni scoprirono alle falde del Gianicolo, nel campo dello scrivano Petilio, due cofani di pietra (181 a. C.) uno conteneva il corpo di Numa e l’altro le sue opere ”. (Pais) “ Si asseriva, che Numa avesse eretto il tempio a Giano, che al pari di Numa era stret.tamente collegato con li calendario, e che fosse stato Numa sepolto alle falde del Gianicolo di fronte al ponte Sublicio, presso l’ara del dio Fonte, figlio di Gianos’. — Giano il più antico dei numi italici, fu raffigurato bifronte, e Il tempio che aveva In Roma restava chiuso solo in tempo di pace; e chiuso restò durante tutto il regno di Numa, sotto il consolato dl Marco Attilio e Tito Maulio, e sotto Augusto, dopo la sconfitta di Antonio ad Azio. — Su questo colle nel 287 a. C. si ritrasse il popolo, non avendo potuto avere nuove facilitazioni nel pagamento dei debiti, e si pacificò con le concessioni della legge Ortensia.
— Verso la fine del periodo classico, si noveravano sette meraviglie nella città di Roma, Il primo a farne inenzione è Polemio Silvio nel sec. V, ed egli mette in primo luogo il colle Gianicolo coi suoi giardini e coll’ampio meraviglioso panorama, che vi si gode, poi i canali sotterranei, gli acquedotti, il Foro Traiano, il Colosseo, l’Odèo, le tenne di Caracalla. I giardini che più di tutti vengono dagli antichi scrittori encomiati per la loro bellezza e grandezza, erano gli Rorti Caesaris, montando da mezzodì alla via e porta Aurelia, di poi a settentrione gli Horti Getae ad essi contigui ”. — Una parte del monte viene detto Montorio (corruzione di Monte d’Oro) a causa delle arene gialle di cui si compone. — Questi colli, verso la stazione di Trastevere, nel tempi di mezzo, erano detti Jacentes; la parte verso S. Onofrio era detta Monz Ventosus. — Da una sommità del colle, un colpo di cannone dà il segnale di mezzogiorno, che prima davasi da Castei S. Angelo. L’uso del colpo di cannone cominciò nei primi anni del ponteficato di Pio IX. (v. p. dei Fontanoni, V. Garibaldi, S. Pietro la Montorio, Monte Verde. S. Onofrio). (Blasi)

- Da Giano re degli Aborigeni, che dicesi aver fabbricato su questo monte la sua città a fronte del Campidoglio, abitato allora da Saturno, prese esso questa sua denominazione. Il medesimo non è annoverato fra i sette colli, su cui Roma fu edificata, perchè non ne rimaneva, che una parte nel recinto di Roma. Una porzione di questo colle dagli scrittori ecclesiastici viene chiamato, forse a causa delle sue arene gialle, Monte Aureo, e dal volgo comunemente detto Montorio. Sotto questo monte era il sepolcro di Numa Pompilio, essendovi stati trovati due sarcofaghi di pietra con iscrizioni sopra; in uno de' quali si leggeva che in esso era racchiuso il corpo di Numa Pompilio, morto 535 anni prima di tale scoperta, ma ivi entro nulla fu trovato; nell'altro erano indicati i libri che conteneva, composti sulla religione dal medesimo Numa: ed in fatti si rinvennero sette libri in latino, ed altrettanti in greco, scritti su scorze papiracee, e che furono bruciati dal senato, come contenenti dottrine perniciose. Anco Marzio, IV re dei Romani, fu quello, che unì questo monte alla città, e che lo cinse di mura per non lasciare esposto ai nemici un sito cotanto eminente.
Salendo il Gianicolo, dopo breve cammino, si arriva ad una specie di piazza, ove al n. 33. vedesi l'ingresso del Bosco Parrasio. In questo luogo delizioso, sogliono gli Arcadi nell'estate, tenere le loro adunanze letterarie.

ROMA ANTICA E ROMA MODERNA - A. FINARDI

ROCCA GIANICOLENSE.
Primieramente considerando ciò che si trova compreso in quella parte del Trastevere aggiunta alla Città da Anco Marzio, si riconosce nel luogo ora occupato dalla Chiesa e convento di S. Pietro in Montorio, e dalla grande fontana dell'acqua Paola sul Gianicolo, la situazione della Rocca ivi formata sino dai primi tempi di Roma col rendere quella parte quasi disgiunta dal rimanente del colle, onde fosse quel luogo maggiormente forte, e che servisse di difesa a quei che navigavano sul fiume; imperocchè, siccome narra Dionisio, gli Etruschi che nei tempi antichi occupavano tutto il tratto posto al di là dal fiume, recavano danno ai mercanti romani 310. Non restano però alcune precise traccie delle mura ivi innalzate per fortificare tale località nei primi tempi di Roma e per congiungerla alla Città; ma vi sono bensì bastanti indicazioni per riconoscere l'intiero giro che facevano le mura del recinto Aureliano in tutta quella parte del Trastevere, alle di cui estremità verso il Tevere vi era la porta Portuense e Settimiana, e nel mezzo sull'alto del Gianicolo l'Aureliana. In tale parte del Trastevere, recinta da mura, si comunicava dalla Città col mezzo di due ponti. Il primo di questi, i di cui resti si vedono nelle acque basse esistere sotto l'Aventino, si dimandava dagli antichi Sublicio dal legname, con cui primieramente era composta la sua parte superiore, e questo ci assicura Dionisio, che fu per la prima volta costrutto sino dal tempo in cui Anco Marzio cinse di mura la descritta parte del Gianicolo. Fu su questo ponte che Orazio Coclite trattenne egli solo l'impeto dell'esercito di Porsenna, sinchè venisse dai suoi compagni troncato il medesimo ponte. L'altro si disse Palatino dalla vicinanza del monte di simil nome; e questo si riconosce in quello che esiste vicino a S. Maria Egiziaca, e detto ora Rotto per lo stato in cui si trova a metà rovinato. Incerte indicazioni ci sono rimaste degli edifizj pubblici e privati che esistevano in questa parte della regione Transtiberina, onde potere precisare lo loro situazione, massime che non ci furono tramandate esatte cognizioni delle scoperte fatte nei tempi successivi.

Indicazione topografica di Roma antica


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