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Sant'Andrea delle Fratte
Periodo Barocco
Li Scozzesi possedevano questa chiesa nel tempo, che abbandonarono la Fede. Partirono questi di Roma, e lasciarono i loro beni alla famiglia nobile del Bufalo, che diede sempre tutte l'entrate ai poveri. Ebbe poi una Compagnia del Santissimo Sacramento, che la rifece del 1574, e fu data alli Padri Italiani di s. Francesco di Paola l'anno 1585. Leone XI cominciò a rifarla, dai fondamenti nel modo, che ora si vede. Ma perchè morì poco dopo assunto al Pontificato, Ottavio del Bufalo del 1612 lasciò buona somma di contanti, acciocchè si finisse con l'architettura del Guerra. Il campanile però con la cupola è disegno del cav. Borromini, e si terminò con l'assistenza di Mattia de' Rossi.
Il quadro di mezzo dietro all'altare maggiore è di Lazzaro Baldi. Quello a destra fu in 24 giorni colorito da Francesco Trevisani, e l'altro posto alla sinistra è opera di Giovanni Batista Lenardi.
La prima cappelletta a mano destra, dove è il Fonte Battesimale, fu dipinta da Ludovico Gimignani; e dei quadri laterali una è di Marcantonio Bellavia, e l'altro di Domenico Jacovacci.
Nella seconda cappella, dedicata a s. Carlo, dipinse il quadro, ed i lati Francesco Cozza. Il quadro nella terza, di s. Francesco di Sales, è opera di Marcantonio Romoli. La cappella della crociata con l'immagine di san Francesco di Paola ricchissima di marmi, e bronzi è disegno di Filippo Barigioni. Vi son due grandi Angioli del Bernini.
Sopra l'altar maggiore il s. Andrea Apostolo, figura in piedi assai buona, è pur del Massei. La cappella dirimpetto a quella di s. Francesco ha un ovato grande con envi s. Anna di Giuseppe Bottani: ed il quadro della cappella vicino alla porta laterale con s. Giuseppe, che tiene in braccio Gesù, è del suddetto Cozza.
Poco più avanti segua le cappella dei sig. Accoramboni, incrostate di pietre mischie, e con due medaglioni con li ritratti dei prelati della famiglia. Le pitture ad affresco nell'ultima cappella si crede, che sieno d'Avanzino Nucci.
Il sepolcro del card. Calcagnini fu scolpito dal Bracci, e quel della Duchessa d'Avello dal cav. Queirolo. La volta della sagrestia fu dipinta da Giacomo Triga.
Nel claustro sono molte lunette dipinte da buona mano, e fra gli altri dal Cozza, ed una sotto nome di Francesco Gherardi, allievi di Michelangelo Cerquozzi Romano, detto dalle Battaglie, che in piccolo ha fatto cose superbe. Vicino a questa chiesa è il palazzetto dei sigg. Bernini, dov'è una statua di marmo al naturale, scolpita dal cav. Bernini, che rappresenta la Verità.
Testo tratto da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture
esposte in Roma di Filippo Titi stampato da Marco Pagliarini in
Roma MDCCLXIII
Il testo è nel dominio pubblico.
Tutta la regione situata a destra tra questa chiesa e le pendici del collis hortorum o del Pincio, si dicea nel medio evo inter hortos, ovvero infra ortos. Di qui la denominazione di una antica chiesa di s. Andrea, corrispondente circa al sito ove ancora oggi ne sorge altra, denominata s. Andrea inter hortos e talvolta anche in Pinciis. Era già antica all' epoca del Camerlengo, cioè di Cencio Camerario, che l' annoverò fra quelle ammesse al presbiterio nella solennità dei turiboli. Nel secolo XV cominciò a chiamarsi della Fratta, come risulta dal diario dell' Infessura. Prima dello scisma di Arrigo VIII era posseduta dalla nazione scozzese; poi, dopo essere stata demolita, fu nell' area dell' antica chiesa eretta la odierna di s. Andrea delle Fratte. Innanzi però che la possedessero gli Scozzesi vi fu un monastero di monache agostiniane, di cui ho trovato menzione nei regesti di Urbano V; il quale stabilì che il cardinale di s. Maria Nuova e i suoi successori fossero in perpetuo protectores et defensores abbatissae et conventus monasterii monilaium s. Andreae de Fractis de eodem urbe ordinis s. Augustini. Nel secolo XV si dicea ancora la chiesa ad caput domorum, denominazione rimasta alla vicina contrada di Capo le Case.
Fino all' anno 1574 fu governata da una confraternita in seguito all' abbandono fattone dagli Scozzesi. Ebbe anche attiguo un ospedale, che nel secolo XVI si chiamava per antonomasia L' ospedale, dove albergavano gratuitamente i poveri. Ora appartiene all' ordine dei frati minimi, per concessione di Sisto V con bolla 7 agosto 1585, e possedeva una rendita di 1602 scudi annui. Fu riedificata nell' anno 1612 dal marchese Ottavio Cancellieri del Bufalo, che avea vicino alla chiesa il suo palazzo.
La nuova fabbrica rimase però in alcune parti imperfetta; così il suo campanile non fu mai intonacato, e la parte superiore della facciata venne compiuta nell' anno 1826 col danaro lasciato in testamento dal card. Consalvi. L' architettura della chiesa fu il padre Gio. Battista Guerra dell' oratorio; ma, rimasta incompiuta, fu terminata dal Borromini.
Le due statue di angeli che si vedono negli angoli dell' altar maggiore sono opera del Bernini, e furono fatte pel ponte s. Angelo; ma Clemente IX non volea che fossero poste su quella balaustrata, onde il card. padrone nepote del papa le fece porre in questa chiesa. Quivi è sepolto il celebre archeologo Gregorio Zoega, morto nel 1809; e vi pure sepolto un re del Marocco, convertito alla fede nel 1733 e morto in Roma nel 1739. Il secondo altare, a sinistra di chi entra, è sacro alla Vergine Immacolata e ricorda la celeberrima apparizione di Maria avvenuta nel giorno 20 gennaio 1842 all' ebreo Ratisbonne di Strasburgo. A memoria di quel prodigio vi furono poste due iscrizioncelle che ricordano il fatto.
Armellini

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