Tesori di Roma: foto di Roma gratis

Chiesa di Sant'Agnese in Agone

CHIESA DI SANT'AGNESE IN AGONE
Chiesa di Sant'Agnese in Agone

Piazza Navona

Orari di apertura
feriali dalle ore 9.30 alle 12.30 e dalle ore 15.30 alle 19.00
festivi dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle ore 16.00 alle 20.00
lunedì chiuso

1652 - 1657
Dalla chiesa eretta a Sant'Agnese (= La Pura). La via nel sec. XVII era detta di Gaspare Rivaldi, nome del proprietario di una casa. - Nel detto sec., nell'isola dell'attuale palazzo Pamphilj, quasi a metà, era uno stretto vicolo detto Pamphili, e nel sec. XVI, nella stessa isola, un altro vicolo chiamato 'Da Parione a piazza Navona'. La chiesa venne costruita nel luogo stesso ove, nello stadio di Domiziano, era la cella lupanare, luogo di perdizione, ancora visibile nei sotterranei. Agnese, della illustre famiglia Clodia, di 13 anni, per ordine di Sempronio, prefetto di Roma, fu qui condotta il 21 gennaio 303 (secondo altri nelle persecuzioni di Decio, 250 e 251) perché sacrificasse agli dei; Ella a tale imposizione rispose:
'Feriscimi, dunque, acciò il mio sangue ammorzi la fiamma che arde innanzi all'idolo',
e la risposta le fruttò il martirio. Narra Prudenzio, che fu denudata e ceduta alla libidine dei persecutori ma ad un tratto i biondi capelli della giovane la ricoprirono tutta di un aureo manto impenetrabile, celandone cosi le nudità. Il figlio del prefetto che primo ardì avvicinarla, cadde morto, ma fu risuscitato dalla Santa, dietro le preghiere del padre; poi venne data in mano al carnefice. A sera i genitori ne ottennero il corpo e l'inumarono nel loro predio della Nomentana, ove gia erano sepolti, nelle gallerie cimiteriali, altri credenti. Emerenziana sorella di latte della Santa fu sorpresa da una turba di pagani, mentre pregava sul loculo della martire; quelli allora, dopo averla svillaneggiata, la uccisero a sassate.
Chi può, ricordando Sant'Agnese, dimenticare la leggenda della sua apparizione ai genitori, mentre pregavano nell'ipogeo? Agnese, seguita da un corteo di vergini in abiti ricchissimi, procedeva accompagnata da un candido agnellino; di qui l'origine della benedizione dei due agnelli nel giorno della festa di Sant'Agnese (21 gennaio), dai cui velli si fanno poi i pallii che, prima deposti sulla tomba di San Pietro, sono poi imposti dal Pontefice agli Arcivescovi in segno della loro alta dignità. Gli agnelli vengono allevati, fino a Pasqua, nel monastero di Santa Cecilia in Trastevere.In origine, ove venne denudata la Santa, sorse una cappella, poi ingrandita da Calisto II nel 1123, avente però l'ingresso da via dell'Anima.
Nel 1625 Innocenzo X fece l'attuale ingresso, ordinandone la facciata al Borromini. Vuole una tradizione, senza però alcun fondamento di verità, che il Bernini, nemico acerrimo del Borromini, facendo le statue dei fiumi, che adornano la fontana centrale del Circo Agonale, simboleggiasse il Rio della Plata nell'atto di stendere il braccio, come per timore che la chiesa avesse a cadere da un momento all'altro; ed il Nilo in atto di coprirsi gli occhi per non vedere la bruttezza della facciata. Di rimando il Borromini avrebbe messo sulla facciata della chiesa, presso la base del campanile, la statua raffigurante Sant'Agnese con una mano sul petto, per assicurare che la facciata non sarebbe caduta. Ma bastano queste due cifre per distruggere tutta la leggenda: la fontana fu compiuta nel 1651, e la chiesa (che dovrebbe, per dare valore alla leggenda, essere anteriore) fu cominciata nel 1652 e terminata nel 1657. Resta pero inesplicabile iI perché la statua sia restata lassù soletta.
Nella chiesa, sulla porta, è la tomba di Innocenzo X; gli altari sono ornati, invece di pitture, da soli bassorilievi. I campanili furono posteriormente aggiunti dal Rainaldi e le campane sono quelle che furono tolte alla cattedrale di Castro, quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X. Sulla facciata è da notarsi l'iscrizione dell'immunità: Per ordine di Nostro Signore del 16 agosto 1838 l'immunità ecclesiastica in questa chiesa si restringe alla sola porta restando esclusi i gradini della medesima.

(tratto da Blasi: Stradario di roma - 1923)

Sant'Agnese

In piazza Navona. Fu costruita sulle rovine del Circo Agonale, nel luogo stesso ove la martire fu esposta. E noto, infatti, come dopo aver tentato di decapitarla due volte inutilmente, fu condannata a essere lasciata nuda in un pubblico lupanare e che allora, per miracolo, i capelli biondi della giovinetta la ricoprirono tutta di un aureo manto infrangibile.
Calisto II (dei conti di Borgogna) ingrandì la cappella eretta in quel luogo e Panno 1123 la consacrò solennemente. Allora però la chiesa aveva il suo ingresso in via dell'Anima, e di questo ingresso rimane anche oggi una porta murata. Nel 1186, Urbano III (Crivelli) la dichiarò filiale di S. Lorenzo in Damaso. Nel 1384 vi fu battezzata Francesca Bussi poi S. Francesca Romana. Nel 1625 Innocenzo X (Pamphily) la riedificò dalle fondamenta, cambiando la porta d'ingresso e incaricando il Borromini di fare la nuova facciata.
Questa facciata fu eseguita tra il 1645 e il 1650, quando era più acuta la lotta fra questo artista e il Bernini. Si racconta anzi che quest'ultimo, per vendicarsi della guerra mossagli dal Borromini, figurò il Plata, sulla base della sua fontana, in atto di protendere le braccia come a esprimere il timore che la facciata di S. Agnese non avesse a cadergli sulla testa e il Nilo in atto di coprirsi gli occhi per non vederla. Però la lanterna della cupola e i due campanili laterali sono di Carlo Rainaldi. La cancellata di ferro che recinge la scalinata fu fatta fare da Pio IX (Mastai Ferretti) nel 1851, ed è opera del Gelsi.
Interno. — A croce greca, con sette altari.
La cupola, adorna di stucchi dorati, è dipinta da Ciro Ferri e dal Corbellini, ma i tondi sono del Baciccio. Il carattere di questa chiesa consiste nell'essere i suoi altari adorni soltanto di grandi bassorilievi in marmo, il che le dà un aspetto tutto speciale.
A destra:
- 1. Cappella: S Alessio, bassorilievo di Francesco Rossi.
- 2. S. Agnese sul rogo, statua di Ercole Ferrata.
- 3. S. Emerenziana dello stesso Ferrata. Altar maggiore, di alabastro fiorito e di verde antico: S, Famiglia di Domenico Guidi; gli angeli del frontespizio sono del Maini.
A sinistra:
- 1. Cappella: S, Eustachio tra le belve, statua abbozzata da Cefa di Malta e finita dal Ferrata.
- 2. S, Sebastiano, statua antica a cui Paolo Campi cambiò la testa convertendola in quella del santo.
- 3.S. Cecilia, bassorilievo di Antonio Raggi. Sopra la porta d'ingresso: monumento a Innocenzo X di Giovanni Battista Maini.
Sotterraneo:
E il luogo dove la santa fu esposta e vi si accede da una porta a sinistra, vicino alla cappella di S. Agnese. Sull'altare, un bassorilievo rappresentante il miracolo dei capelli, opera dell'Algardi.

Diego Angeli - Le Chiese di Roma - Guida Storica e Artistica delle Basiliche, Chiese e Oratori della Città di Roma

Sant'Agnese

Quest'antichissima chiesa sorge sui ruderi dello stadio di Severo Alessandro, (piazza Navona). Secondo una tradizione romana, confermata dalla esistenza di questo sacro edifizio, quivi la vergine Agnese avrebbe sofferto il martirio del lupanare, come narrano i suoi atti, ove accadde il prodigio dei capelli, narrato anche da s. Damaso nella epigrafe monumentale che a questa martire dedicò: Nudaque profusum crinem per membra dedisse; a ricordo del qual prodigio v' ha nel sotterraneo una cappella.
Il papa Callisto II ampliò notabilmente questa chiesuola, che, nel catalogo di Torino, fa parte di quelle della prima partita, s. Agnetis de Agone, e le quali erano uffiziate da un solo prete. Il papa suddetto dedicò la piccola basilica, da lui rinnovata, l' anno 1123. La fronte dell' antica chiesa era dal lato oppo dell' attuale, sulla via che anticamente si disse di s. Agnese, benchè avesse una porticella anche sulla piazza. Il papa Urbano III, in una celebre bolla spedita da Verona l' anno 1186, in cui conferma tutti i privilegî della basilica di s. Lorenzo in Damaso, novera fra le filiali di questa la nostra di s. Agnese, che ivi è detta de cryptis agonis; il che dimostra come in gran parte fossero allora scoperti e visibili i ruderi dello stadio, detti criptae agonis. Nella festa dei turiboli e degli archi la chiesa aveva di presbiterio sei denari.
Nel 1652 la chiesa perdette affatto la sua forma, poichè venne riedificata dal papa Innocenzo X. Nel sotterraneo della medesima si veggono i ruderi delle precinzioni dello stadio, ove, secondo favoleggia il volgo, v'ha un ambulacro che giunge sino al cimitero di s. Agnese sulla via Nomentana. In questa chiesuola nel 1384 fu battezzata Francesca Bussa, poi divenuta s. Francesca romana, la cui casa era situata dirimpetto a quella che era allora parrocchia

Armellini

Sant'Agnese

Fu eretta questa chiesa nel cerchio agonale, si perchè quì fu condotta la Santa per essere violata, come anche per il miracolo, che vi fece di risuscitare il figlio del Prefetto di Roma. È stata parrocchia antichissima, ma ora non è più.
La rifecero poi da' fondamenti li Signori Principi Panfilj in forma di croce Greca, incrostata tutta di marmi, e di pietre, stucchi dorati, pitture, e sculture bellissime, ed il disegno della chiesa è del cavalier Girolamo Rainaldi fino al cornicione, e il di sopra con la facciata, è del cavalier Borromino, la qual facciata è delle più belle di Roma. La cupola è del medesimo cavalier Rainaldi, figlio di Girolamo.
Il primo so rilievo di marmo nell' altare a mano destra, entrando in chiesa, che rappresenta s. Alessio, quando dal Pontefice fu ritrovato morto sotto la scala, è lavoro di Francesco Rossi: e la Santa di rilievo, scolpita in marmo sopra le fiamme, e i puttini nell' altare, che segue verso la sagrestia, è d' Ercole Ferrata.
L' altare vicino al maggiore ha il basso rilievo, che figura s. Emerenziana, quando fu lapidata, opera del medesimo Ferrata; ed il maggiore ha il basso rilievo di marmo con Maria Vergine, Gesù, san Giovanni, s. Giuseppe, e s. Gioacchino, ed in aria diversi Angioli, opera fatta con gran studio da Domenico Guidi. Li angili poi sopra il frontespizio di questo altare fatto modernamente con un particolar disegno, sono di Gio. Battista Maini.
Dall' altra parte della chiesa l' istoria di marmo nell' altare prossimo è lavoro diligente d' Antonio Raggi, dove è s. Cecilia con il Pontefice, e quantità di gente. Del s. Sebastiano, che è sull' altare della crociata sinistra, vi è chi dice essere una statua antica, ridotta da Paolo Campi a rappresentare questo Santo. Il bassorilievo posto sull' ultimo altare, fu abbozzato da Melchior Casà Maltese, e finito dal Ferra per eccellenza.
Le pitture nelli quattro angoli della cupola sono di mano di Gio. Battista Gauli, vaghe di colorito, e d' invenzione: e la cupola è disegno di Ciro Ferri Romano. L' opera era bellissima, ma da lui lasciata imperfetta prevenuto dalla morte, e finita poi dal Corbellini suo scolare, che per unire il colorito ridipinse anche quel che aveva fatto Ciro, il cui disegno è stato intagliato in rame da Dorigny.
Il disegno della sagrestia è maestosa architettura del Borromini, e le pitture nella volta sono di Paolo Perugino, allievo del Cortona.
A questa chiesa appartiene un ostentorio fatto dal celebre Francesco Juvara Messinese fratello di D. Filippo eccellente, e celebre architetto. E questo ostensorio fu parto della munificenza del Principe D. Cammillo Panfili, e vie stimato da' professori cento trenta mila scudi Romani.
Ne' sotterranei di questa chiesa si mostrano alcune antiche volte, che si crede, che fossero il pubblici lupanari; avanti a' quali è una cappelletta, sull' cui altare è un bassorilievo di marmo opera dell' Algardi, di cui non si può immaginare cosa più eccellente in quel genere. Rappresenta la Santa condotta da' soldati al postribolo, e benchè tutta nuda affatto, ispira devozione.

Testo tratto da: Descrizione delle Pitture, Sculture e Architetture esposte in Roma di Filippo Titi MDCCLXIII

Indice delle Chiese Barocche